La bambina silenziosa e l’Orco Rosa. Analisi Rorschach di una vittima di pedofilia femminile.

Di Chiara Matticoli

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Ascolta…il silenzio.

È un silenzio ondulato,

un silenzio,

dove scivolano valli ed echi

e che inclina le fronti

al suolo.

 (Federico Garcia Lorca, “Il silenzio”)

 

 No… l’Orco è nero, è l’uomo nero, di sicuro il papà, lo zio, l’amico di famiglia. Si avvicina di notte, nel silenzio. Non esiste un orco rosa! Continua a leggere

La violenza sottile. Una riflessione.

di Antonello Carusi

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“Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia
madre, mia sorella e mio fratello…”

È l’incipit della celeberrima “memoria” con cui un giovane contadino del Calvados, nella Francia del nord, consegnerà ai posteri la testimonianza di un efferato pluri-omicidio, consumatosi in un giorno di giugno nel 1835 nell’area rurale che si estende nelle vicinanze della città di Caen.  Continua a leggere

Sulle radici dell’odio o dell’invidia primaria nella modernità “liquida”

di Tiziana Sola

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“La terra non conosce odio, ma solo amore tramutato in odio, e l’inferno non è che la delusione di un bimbo”

Ian Dishart Suttie 

Nel rilassarmi per la pausa pranzo si fa per dire, ascolto come al solito il notiziario nazionale. Tra le vicende della cronaca politica tanto ripetitive quanto sconfortanti, l’ennesimo fatto di cronaca nera: una donna trovata esanime e sanguinante sul letto con un feto morto a fianco. Si chiarisce poi che il marito è fuggito con la figlia, simulando un viaggio e lasciando una lettera a fianco alla moglie incinta nella quale scriveva “partorisci tranquilla e poi raggiungimi”; ciò per nascondere il fatto di averla malmenata così brutalmente al punto da farla partorire.  Continua a leggere

Tortura cinese

di Claudio Merini

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Tanti a questo mondo apprendono soltanto ascoltando se stessi o almeno non sanno apprendere ascoltando gli altri.

(La coscienza di Zeno, Italo Svevo)

Da quanto tempo è che fa così? Secoli. Da quanti minuti mi bombarda? Trenta, solo trenta minuti e sono già tramortito. Ne mancano ancora quindici: un’eternità. Perché parla così forte? La sua voce è come un’onda d’urto. Una pausa, ti prego, fai una pausa! Hai paura di morire facendo una pausa? Hai paura che dica qualcosa che ti faccia perdere il controllo? Mi martella con le consonanti, mi assorda con le vocali. Mi sento come un pugile suonato che si appoggia alle corde del ring – lo schienale della mia poltrona – per non stramazzare a terra. La mente mi si appanna. Devo reagire. Continua a leggere

Il coso clinico. Potere iatrogeno delle diagnosi facili

Primum non nocere (Giuramento di Ippocrate).
Medice, cura te ipsum (Luca, 4, 23).

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Sono nato in un piccolo paese della Basilicata dove, come in tutti i piccoli paesi italiani, gli abitanti erano, e probabilmente lo sono ancora, soliti attribuirsi dei soprannomi, sia riferiti alla famiglia di appartenenza che al singolo individuo. Tali “nomignoli” rappresentano spesso delle caratteristiche peculiari delle persone alle quali si riferiscono, caratteristiche che vengono amplificate più o meno consapevolmente dai soggetti stessi che le evidenziano, soprattutto quando sono considerate virtù, fino a farne una sorta di caricatura permanente. Caricatura che identifica quell’uomo o quella donna all’interno della comunità e che ne connota l’identità. Si viene così a creare un personaggio insomma, creazione alla quale concorre sia chi il soprannome l’ha inventato e, spesso, sia chi l’ha ricevuto, maggiormente se egli ne fa motivo di vanto.  Continua a leggere