Amare e sparire: la violenza dell’amore.

di Laura Grignoli

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Uccidere, come scrivere, è tornare alla propria preistoria

(Philippe Vilain)

In una vetrinetta dello studio dove lui conserva i ricordi, si intravvedono un paio di guanti bianchi a fiorellini rosa. Pablo l’aveva incontrata al bar Deux- Magots. Rimase colpito da quella brunetta, seduta ad un tavolino mentre si sfilava i guanti bianchi a fiorellini rosa e faceva uno strano gioco. Con un coltellino affilato colpiva velocemente tra un dito e l’altro della mano senza fermarsi neanche a vedere se si fosse ferita. Vestita di nero, le unghie laccate di un rosso acceso, lei si arrese senza resistere a quel giovanotto dallo sguardo penetrante col ciuffo sulla fronte. Lei non sapeva che lui trattava le donne o da dee o da pezze da piedi. La sofferenza scatenata in lui dalla guerra civile spagnola lo aveva devastato. Continua a leggere

TAGLI sul CORPO, TAGLI su CARTA.

di Ilaria Innocenti

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“Ci sono uomini e donne che sono stati bambini raramente confortati, bambini portati a sentirsi cattivi perché a nessuno sembrava importare di loro. Quello che conoscevano della vita familiare era la paura di essere picchiati, martoriati, abbandonati. Le scottature, le ferite, i lividi col tempo sono guariti. Ma che ne è stato del terrore, della rabbia impotente, del sentirsi traditi proprio dalle persone più importanti? Che ne è stato del bisogno di sentirsi amati, un bisogno così raramente soddisfatto che quando lo era faceva male, perché rimandava alla nostalgia per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato? Dove sono finiti tutti questi vissuti? Sono stati capaci, questi uomini e queste donne, di dimenticare i traumi e lasciarsi il proprio dolore alle spalle?”

(De Zulueta, 1999) Continua a leggere

La bambina silenziosa e l’Orco Rosa. Analisi Rorschach di una vittima di pedofilia femminile.

Di Chiara Matticoli

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Ascolta…il silenzio.

È un silenzio ondulato,

un silenzio,

dove scivolano valli ed echi

e che inclina le fronti

al suolo.

 (Federico Garcia Lorca, “Il silenzio”)

 

 No… l’Orco è nero, è l’uomo nero, di sicuro il papà, lo zio, l’amico di famiglia. Si avvicina di notte, nel silenzio. Non esiste un orco rosa! Continua a leggere

La violenza sottile. Una riflessione.

di Antonello Carusi

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“Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia
madre, mia sorella e mio fratello…”

È l’incipit della celeberrima “memoria” con cui un giovane contadino del Calvados, nella Francia del nord, consegnerà ai posteri la testimonianza di un efferato pluri-omicidio, consumatosi in un giorno di giugno nel 1835 nell’area rurale che si estende nelle vicinanze della città di Caen.  Continua a leggere

Sulle radici dell’odio o dell’invidia primaria nella modernità “liquida”

di Tiziana Sola

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“La terra non conosce odio, ma solo amore tramutato in odio, e l’inferno non è che la delusione di un bimbo”

Ian Dishart Suttie 

Nel rilassarmi per la pausa pranzo si fa per dire, ascolto come al solito il notiziario nazionale. Tra le vicende della cronaca politica tanto ripetitive quanto sconfortanti, l’ennesimo fatto di cronaca nera: una donna trovata esanime e sanguinante sul letto con un feto morto a fianco. Si chiarisce poi che il marito è fuggito con la figlia, simulando un viaggio e lasciando una lettera a fianco alla moglie incinta nella quale scriveva “partorisci tranquilla e poi raggiungimi”; ciò per nascondere il fatto di averla malmenata così brutalmente al punto da farla partorire.  Continua a leggere

Tortura cinese

di Claudio Merini

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Tanti a questo mondo apprendono soltanto ascoltando se stessi o almeno non sanno apprendere ascoltando gli altri.

(La coscienza di Zeno, Italo Svevo)

Da quanto tempo è che fa così? Secoli. Da quanti minuti mi bombarda? Trenta, solo trenta minuti e sono già tramortito. Ne mancano ancora quindici: un’eternità. Perché parla così forte? La sua voce è come un’onda d’urto. Una pausa, ti prego, fai una pausa! Hai paura di morire facendo una pausa? Hai paura che dica qualcosa che ti faccia perdere il controllo? Mi martella con le consonanti, mi assorda con le vocali. Mi sento come un pugile suonato che si appoggia alle corde del ring – lo schienale della mia poltrona – per non stramazzare a terra. La mente mi si appanna. Devo reagire. Continua a leggere