Il modello transteorico e l’importanza del tempo in psicoterapia

il tempo in psicoterapia

Il tempo per cambiare

La questione tempo è tanto fondamentale in un lavoro psicoterapeutico quanto troppo spesso ignorata. Ognuno di noi ha i suoi ritmi peculiari, a partire da quelli biologici, i suoi tempi di apprendimento e le sue modalità, più o meno rapide, di affrontare i cambiamenti. Se abbiamo convenzionalmente accettato di misurare il tempo della scienza, per dirla con Bergson, in ore, minuti e secondi, non abbiamo invece le medesime convenzioni per quello della coscienza, e da psicologo direi anche dell’inconscio. In una psicoterapia efficace centrata sulla persona, le  caratteristiche del paziente sono quelle che informano e guidano l’intervento e per questo motivo non si può non tener conto, non solo delle dimensioni temporali testé citate, ma anche e soprattutto del punto di partenza: dello stadio di preparazione al cambiamento in cui si trova la persona che chiede una consulenza. Questa considerazione è, a mio parere, fondamentale perché è una di quelle che permette di calibrare in maniera ottimale il piano di trattamento e di conseguenza gli obiettivi, le strategie e le tecniche terapeutiche. In un approccio personalizzato non saper riconoscere il livello di prontezza e di preparazione al cambiamento del paziente, non sapersi sintonizzare sulla sua stessa lunghezza d’onda, porta a quel fenomeno troppo spesso erroneamente attribuito alla personalità del soggetto: la resistenza. Essa può inficiare la relazione terapeutica e anche porre fine alla stessa quando non riconosciuta ed elaborata. Concepire i fenomeni di resistenza come co-causati da terapeuta e paziente invece, aiuta ad affrontarli con i mezzi che la nostra parte di responsabilità ci attribuisce. E la resistenza talvolta è dovuta a manovre terapeutiche affrettate e/o tardive che appunto non seguono i tempi del paziente, a volte anticipandoli e a volte ritardandoli.

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Gli odori della stanza d’analisi

di Alessandra Mosca

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È una calda giornata di inizio agosto. Parcheggio, scendo dalla macchina refrigerata dall’aria condizionata e vengo accolta da un gran caldo che mi fa immaginare che ci sia un fon acceso, senz’aria, solo il calore mi avvolge e per un attimo mi manca il fiato.  Mentre mi dirigo verso il portone del palazzo del mio studio, a passo svelto, quasi a voler fuggire da quel caldo soffocante, riesco a sentire il profumo dell’estate, il profumo del sole, del caldo che si mischia all’odore dell’asfalto e dell’aria bollente.

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L’arteterapia ai tempi del Covid.

di Laura Grignoli e Barbara Cipolla

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I messaggi corrono su whatsapp…

Laura: –Ed ora? Come si fa ad animare i laboratori di arteterapia in questo periodo di confinamento?

Barbara: – Non si può uscire. I rapporti, perfino con il medico di base, si gestiscono con i messaggini. Le terapie individuali potremmo tenerle… chiedendo magari un certificato del tampone negativo, ma come si può rischiare di vedersi in gruppo e lavorare fianco a fianco, come ci si può scambiare il tubetto di colla o la scodellina dei colori? Ma se sospendiamo sine die vanificheremmo tutto quello che abbiamo fatto finora!

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Al di là del bene e del male. Ovvero l’etica dello psicoterapeuta.

di Claudio Merini

Il distacco è la misurata risposta dello scettico alla visione della caducità che pervade e domina tutto il reale. Egli vede che nulla resta, nulla è persistente, che tutto è destinato alla fine a tramontare: le cose, in tutta la loro ricca varietà, e gli uomini, nella loro multiformità e nei loro molteplici rapporti col mondo e con se stessi. (Wilhelm Weischedel)

Premetto che in questo articolo non affronterò questioni relative all’etica professionale e al codice deontologico o comunque non lo farò in modo diretto. Cercherò invece di enucleare quei valori che mi pare diano forma al mio essere psicoterapeuta.

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Come in un letto d’ospedale

di Claudio Merini

Quello che ti è impossibile è guardare avanti e immaginare te stesso che guarda indietro dal punto che avrai raggiunto nel futuro. Conoscere le emozioni nuove portate dal tempo. (Julian Barnes, Il senso di una fine)

– Insomma è successo di nuovo: mi ha mollato da solo a portare a termine il lavoro che avrebbe dovuto fare lei. Ha sempre qualche scusa per defilarsi e sempre quando si deve concludere. Lei è quella che ha le idee – che spesso non funzionano – poi lascia gli altri a risolvere i problemi reali. Sono davvero stufo. Mi sento sfruttato, come al solito.

(Silenzio)

Mi piacerebbe che dicesse qualcosa… invece niente. Anche qui devo fare tutto io… Analista cercasi. Perché sta zitto? Aspetta che aggiunga qualcosa?

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Pulsione di morte e solitudine in Nymphomaniac di Lars von Trier (2013)

di Donatello Giannino

[…] Muoio perché m’avvento, perché voglio morire
perché voglio vivere nel fuoco, perché quest’aria di fuori
non è mia, ma il caldo respiro
che se m’accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

Lascia, lascia che guardi, macchiato dall’amore,
arrossato il volto dalla tua vita purpurea,
lascia che guardi l’ultimo clamore delle tue viscere
dove muoio e rinunzio a vivere per sempre.

Voglio amore o la morte, voglio intero morire,
voglio essere te, il tuo sangue, questa lava ruggente
che irrigando racchiusa le belle membra estreme
sente così i leggiadri limiti della vita. […]

(V. Aleixandre, Unità in lei)

La scritta bianca sullo schermo indica l’inizio del film. Poi buio. Ci si chiede se non sia un errore. Oltre un minuto e mezzo di oscurità. Schermo nero. Silenzio. Poi il rumore dell’acqua piovana che goccia dopo goccia penetra l’udire dello spettatore. Un corpo di donna, steso, dolorante, sanguinante, solo.

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Il tempo per lasciarsi andare. L’Alzheimer, una malattia che ci regala un nuovo tempo.

di Alessandra Mosca

Volevo salvarla. I conti non si chiudono mai tra me e lei. Tutta la vita l’ho cercata, accattona che non sono altro. Ancora la cerco. Non la trovo. La cerco. Madre dolorosa.

(Mia madre è un fiume, Donatella Di Pietrantonio)

Sono diversi anni che lavoro con pazienti affetti da demenze e che faccio ricerca in questo ambito, ma prima ancora sono stata nipote di un nonno affetto da demenza di Alzheimer e non ho alcuna remora nel dire che le mie scelte in questo campo siano partite e passate attraverso questa malattia e a tutte le sue conseguenze.

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Sotto i calcinacci

di Claudio Merini

Rispetto alla lacerazione, l’ironia è l’annuncio di un’armonia possibile; e rispetto all’armonia è la coscienza della lacerazione reale. L’ironia avverte sempre del rovescio della medaglia. (Italo Calvino)

Oggi ha quel tono vagamente ironico che mi dà sui nervi. Scherza sui miei problemi. Vorrei vedere se li avesse lui i miei problemi. Dovrei dirglielo che mi dà fastidio, ma non ho il coraggio di farlo… Temo di fare la figura della permalosa.

– A cosa sta pensando?

Ecco, lo sapevo. Sembra avere un sesto senso.

– A niente di particolare. Mi passavano in mente cose varie.

(Silenzio)

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La “dicibilità” del disagio nello spazio relazionale

di Evelyn Di santo

“Rivelami tra le lacrime esitanti, tra sorrisi tremanti, tra dolore e dolce vergogna, il segreto del tuo cuore.”

R. Tagore

Quando iniziamo il viaggio terapeutico il paziente può vivere e visitare luoghi mai conosciuti, oppure, rivivere esperienze passate e ritrovare luoghi già visti ma dimenticati che diventano nuovamente accessibili, rendendo possibile l’integrazione dei vissuti.

Esplorare le risorse dell’individuo rappresenta il “dovere” del terapeuta, di riportare alla luce il tesoro nascosto che permetterà al paziente il successo terapeutico.

L’individuo nasce “ricchissimo”, possiede un gran tesoro ma a causa di varie circostanze sfavorevoli, non se ne accorge. Spesso conduce una vita nelle ristrettezze economiche delle sue potenzialità. Compito del terapeuta è portare alla luce ciò che è potenzialmente fecondo.

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“Piscina Analitica”: prospettive e metodi per l’autismo.

di Francesco Giordani

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L’autismo è un disturbo dello sviluppo che intacca numerose aree di funzionamento dell’individuo, quali le capacità comunicative, le relazioni sociali e la sfera emotiva. Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-2) indica e descrive differenti livelli all’interno dello spettro autistico; la gravità del disturbo, infatti, è definita dall’impatto che la patologia ha sul pensiero. A un estremo della gravità del disturbo possiamo identificare bambini che mostrano alti livelli di dipendenza, scarse capacità di attenzione e di interazione reciproca in quanto sembrano vivere all’interno di un mondo proprio. L’espressione affettiva di questi bambini solitamente è piatta e appaiono poco responsivi nei confronti dei tentativi del proprio caregiver di coinvolgerli.  La tipologia del legame diadico madre-bambino all’interno della patologia dello spettro autistico è caratterizzata, infatti, da una peculiare difficoltà nelle relazioni interpersonali a carattere emotivo.

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