Tracciare i confini nelle istituzioni

di Raffaella Antonucci

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Il modello di consultazione psicoanalitica presuppone la presenza di un setting interno – inteso come spazio mentale dell’analista – e setting esterno, ovvero lo spazio fisico nel quale avviene l’incontro con il paziente, con le sue regole e il contratto terapeutico. Continua a leggere

Il silenzio assordante

linguaggio persasivo

“Smacchieremo il giaguaro!”.

Pierluigi Bersani, candidato in pectore alla presidenza del Consiglio prima delle elezioni politiche del 2013.

“Se qualcuno insulta la mia mamma, io gli do un pugno!”.

Papa Francesco a proposito dell’attentato a Charlie Hebdo.

“Red Bull ti mette le ali!”

Slogan pubblicitario di una nota bibita.

Questo scritto è anche un meta-scritto e un esempio della tesi qui esposta; o almeno tenta di esserlo.

Il titolo di quest’articolo è una provocazione. Se il lettore ci fa caso, la locuzione “silenzio assordante” è una delle più utilizzate e diffuse nei mezzi di comunicazione. Ne fanno massiccio uso sia i media sia la gente comune, riferendosi a qualcuno che deve parlare o relazionare su qualcosa o comunque deve palesare la propria posizione rispetto ad un argomento oggetto di dibattito. Spesso questo soggetto è reticente e quindi si chiude appunto in un silenzio assordante. La frase è forte, paradossale; rende bene l’idea della opportunità e dell’esigenza di espressione poiché essendo “assordante”, il silenzio è negativo, inopportuno, direi proprio fastidioso. Continua a leggere

Odio e vivificatore: un’ipotesi di lavoro.

di David Ventura

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 “Corrompo ma illumino…”

Fernando Pessoa, L’ora del diavolo

 

Pur se siamo in grado di riconoscerlo intuitivamente, una riflessione sulla natura dell’odio equivale ad addentrarsi in un labirinto di specchi per molteplici ragioni. È innanzitutto arduo e penoso confrontarci con quella parte di noi dove alberga l’odio a causa delle copiose connotazioni sociali, morali e religiose che ci inducono a confonderlo con la distruttività e il sadismo, con l’aggressività e la violenza, finanche con il peccato e il male. Continua a leggere

La nostalgia: tra il “mai più” e il “non ancora”.

di Laura Grignoli immagine Grignoli

 Mentre attende alle consuete faccende domestiche, la musica e la voce malinconica di Leonard Cohen scherzano con le emozioni di una matura signora in uno sfalsamento di tempi e di luoghi, dove una ragazza impacciata è alle prese con i suoi problemi giovanili. Ecco il viaggio in treno per il primo lavoro statale a Chioggia. Le immagini di un tempo che fu tornano nitide in una successione montata quasi da uno sceneggiatore da oscar… Continua a leggere

TAGLI sul CORPO, TAGLI su CARTA.

di Ilaria Innocenti

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“Ci sono uomini e donne che sono stati bambini raramente confortati, bambini portati a sentirsi cattivi perché a nessuno sembrava importare di loro. Quello che conoscevano della vita familiare era la paura di essere picchiati, martoriati, abbandonati. Le scottature, le ferite, i lividi col tempo sono guariti. Ma che ne è stato del terrore, della rabbia impotente, del sentirsi traditi proprio dalle persone più importanti? Che ne è stato del bisogno di sentirsi amati, un bisogno così raramente soddisfatto che quando lo era faceva male, perché rimandava alla nostalgia per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato? Dove sono finiti tutti questi vissuti? Sono stati capaci, questi uomini e queste donne, di dimenticare i traumi e lasciarsi il proprio dolore alle spalle?”

(De Zulueta, 1999) Continua a leggere

Nostalgia: aspetti nostalgici riparativi del trauma.

di Simonetta Forcini

Quando l’anima fa l’esperienza dell’altrove, raggiunge luoghi ameni e rende il corpo immortale

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…E l’naufragar m’è dolce in questo mare.

(L’infinito, G. Leopardi)

“Primo mattino. Linee di luce si ripetono ordinate trapassando in diagonali parallele l’ombra morbida, uniforme, anonima della quiete. Fuori e al di sopra del mio corpo lo sguardo raggiunge, rimbalza dall’una all’altra. Continua a leggere

Una vita da buttare

di Claudio Merini

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Che cosa strana la vita – quel misterioso organizzarsi di una logica implacabile per un futile obiettivo. Il massimo che potete sperarne è una certa conoscenza di voi stessi – cui arrivate troppo tardi – una messe di rimpianti inestinguibili.

(Cuore di tenebra, Joseph Conrad)

 

– Buonasera, dottore.

– Si accomodi.

Il paziente si toglie il soprabito e lo appende all’attaccapanni. Appoggia la borsa da ufficio per terra e si stende sulla chaise longue. L’analista intanto si è seduto sulla poltrona dietro la chaise longue. Prende il blocco degli appunti e la matita con cui è solito scrivere. Ha una passione particolare per l’odore della grafite. Continua a leggere

Le proprietà immaginali dell’invidia

 

di Riccardo Brignoli

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“Nemica di te stessa, invidia rea,

tu gli animi consumi, 

come ruggine il ferro”.

Pietro Metastasio

 Il poeta latino Ovidio nelle sue Metamorfosi propone una descrizione dell’invidia molto esauriente: “Il pallore le sta steso sul volto, macilenta in tutto il corpo, mai uno sguardo diritto, ha i denti lividi e guasti, il petto verde di fiele, sulla lingua una patina di veleno. Mai un riso, se non suscitato dalla vista del dolore, e neppure conosce il beneficio del sonno, sempre agitata com’è da pensieri che la tengono desta; con dispiacere vede i successi della gente, e al vederli si strugge, e rode gli altri e insieme rode se stessa, e questo è il suo tormento (Ovidio, 1979, p. 85, libro II°, vv. 775-783)”.   Continua a leggere

Femminilità e mascolinità di base. Identità di genere e identità globale.

di Maria Orlandi Scati

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E’ un dato di fatto incontrovertibile che l’essere umano alla nascita sia biologicamente definito dal suo essere uomo o donna. Questa precisa differenziazione fisica tuttavia non trova corrispondenza a livello psichico, nel quale coesistono specifiche potenzialità maschili e femminili, che non equivalgono all’essere uomo o donna. Queste forze dinamiche, femminilità e mascolinità di base, sono attive nell’area entropica (Ferrari, 1998) e costituiscono le fondamenta sulle quali si struttura l’identità dell’individuo. Continua a leggere

Separazione e perdita (come una crepa nel terreno)

di Valentina Orsini

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“E mi sembra che non ci sia più via d’uscita,

 finire in positivo sto percorso

da solo ogni singolo sforzo,

da solo come un orso

incazzato sono magro e dentro grosso”.  

 

La vita di ognuno di noi è costellata da momenti di separazione e perdita. Rappresentano accadimenti che fanno parte di noi, del nostro vivere, sono imprescindibili e non voluti per questo ci fanno stare così male.  Continua a leggere