Pulsione di morte e solitudine in Nymphomaniac di Lars von Trier (2013)

di Donatello Giannino

[…] Muoio perché m’avvento, perché voglio morire
perché voglio vivere nel fuoco, perché quest’aria di fuori
non è mia, ma il caldo respiro
che se m’accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

Lascia, lascia che guardi, macchiato dall’amore,
arrossato il volto dalla tua vita purpurea,
lascia che guardi l’ultimo clamore delle tue viscere
dove muoio e rinunzio a vivere per sempre.

Voglio amore o la morte, voglio intero morire,
voglio essere te, il tuo sangue, questa lava ruggente
che irrigando racchiusa le belle membra estreme
sente così i leggiadri limiti della vita. […]

(V. Aleixandre, Unità in lei)

La scritta bianca sullo schermo indica l’inizio del film. Poi buio. Ci si chiede se non sia un errore. Oltre un minuto e mezzo di oscurità. Schermo nero. Silenzio. Poi il rumore dell’acqua piovana che goccia dopo goccia penetra l’udire dello spettatore. Un corpo di donna, steso, dolorante, sanguinante, solo.

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Il tempo per lasciarsi andare. L’Alzheimer, una malattia che ci regala un nuovo tempo.

di Alessandra Mosca

Volevo salvarla. I conti non si chiudono mai tra me e lei. Tutta la vita l’ho cercata, accattona che non sono altro. Ancora la cerco. Non la trovo. La cerco. Madre dolorosa.

(Mia madre è un fiume, Donatella Di Pietrantonio)

Sono diversi anni che lavoro con pazienti affetti da demenze e che faccio ricerca in questo ambito, ma prima ancora sono stata nipote di un nonno affetto da demenza di Alzheimer e non ho alcuna remora nel dire che le mie scelte in questo campo siano partite e passate attraverso questa malattia e a tutte le sue conseguenze.

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La “dicibilità” del disagio nello spazio relazionale

di Evelyn Di santo

“Rivelami tra le lacrime esitanti, tra sorrisi tremanti, tra dolore e dolce vergogna, il segreto del tuo cuore.”

R. Tagore

Quando iniziamo il viaggio terapeutico il paziente può vivere e visitare luoghi mai conosciuti, oppure, rivivere esperienze passate e ritrovare luoghi già visti ma dimenticati che diventano nuovamente accessibili, rendendo possibile l’integrazione dei vissuti.

Esplorare le risorse dell’individuo rappresenta il “dovere” del terapeuta, di riportare alla luce il tesoro nascosto che permetterà al paziente il successo terapeutico.

L’individuo nasce “ricchissimo”, possiede un gran tesoro ma a causa di varie circostanze sfavorevoli, non se ne accorge. Spesso conduce una vita nelle ristrettezze economiche delle sue potenzialità. Compito del terapeuta è portare alla luce ciò che è potenzialmente fecondo.

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“Piscina Analitica”: prospettive e metodi per l’autismo.

di Francesco Giordani

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L’autismo è un disturbo dello sviluppo che intacca numerose aree di funzionamento dell’individuo, quali le capacità comunicative, le relazioni sociali e la sfera emotiva. Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-2) indica e descrive differenti livelli all’interno dello spettro autistico; la gravità del disturbo, infatti, è definita dall’impatto che la patologia ha sul pensiero. A un estremo della gravità del disturbo possiamo identificare bambini che mostrano alti livelli di dipendenza, scarse capacità di attenzione e di interazione reciproca in quanto sembrano vivere all’interno di un mondo proprio. L’espressione affettiva di questi bambini solitamente è piatta e appaiono poco responsivi nei confronti dei tentativi del proprio caregiver di coinvolgerli.  La tipologia del legame diadico madre-bambino all’interno della patologia dello spettro autistico è caratterizzata, infatti, da una peculiare difficoltà nelle relazioni interpersonali a carattere emotivo.

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La relazione in stanza d’analisi (..dall’ io, al noi..)

di Valentina Orsini

Il piccolo principe: – Cosa vuol dire addomesticare-? La volpe: – E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami – Che bisogna fare? – domandò il piccolo principe.  – Bisogna essere molto pazienti – rispose la volpe. -I n principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino… – Tu fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E io non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono che per te una volpe uguale a centomila volpi. Ma se mi addomestichi noi avremo bisogno l’uno dell’altro…!

Mi sono imbattuta nel piccolo principe un giorno comune a tanti altri giorni per caso, e mi sono detta: “che storia triste questa, per fortuna il piccolo principe ha incontrato molti amici nel suo lungo viaggio, altrimenti da solo come avrebbe fatto.”?

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“Il disagio della civiltà” ai tempi del Coronavirus.

di Luigi Santoro

Freud, nel suo libro dal titolo “Il disagio della civiltà”, ci offre una visione psicoanalitica degli influssi da cui ha inizio lo sviluppo della civiltà e delle cause dalle quali si originano la scontentezza e il disagio che serpeggiano nella società. Continua a leggere

Il frastuono del silenzio

di Evelyn Di Santo

edward hopper il frastuono del silenzio immagine

Ciò che stiamo universalmente e democraticamente vivendo, nessuno ne è risparmiato, ha ricevuto dall’OMS come nome di battesimo Covid-19. In questi momenti ciò che è legato al piacere corre il rischio di scivolare in secondo piano, una sorta di ottundimento adombrato da preoccupazione, in un equilibrio sospeso tra la speranza e la paura. Continua a leggere

Lo spazio della relazione: dal reale al virtuale.

di Raffaella Antonucci

immagine Antonucci

 

Probabilmente nessuno  avrebbe potuto prevedere l’arrivo di una pandemia come quella che ha invaso il nostro mondo e le nostre vite nel giro di pochissimo tempo.

Una pandemia in cui il contatto con l’altro diventa pericoloso e potenzialmente letale. Bisogna stare a più di un metro di distanza dalle altre persone, indossare mascherine, stare a casa il più possibile per evitare di contagiare ed essere contagiati. Continua a leggere

Ho bussato alla mia porta e ho provato una gioia folle

di Laura Grignoli

porta

« Ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera. Ho voluto scoprirne la ragione, ho scoperto che ce n’è una effettiva, che consiste nella infelicità naturale della nostra condizione, debole, mortale e così miserabile che nulla ci può consolare quando la consideriamo seriamente. Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici. L’unica cosa che ci consola dalle nostre miserie è il divertimento, e intanto questa è la maggiore tra le nostre miserie. »

(Blaise Pascal, I Pensieri)

 

In questo periodo di confinamento, detto impropriamente quarantena, sto sui social più che in altri momenti e a volte le battute sagaci mi fanno sorridere. Vogliamo essere vicini nel ridere delle stesse cose…per non piangere. Continua a leggere

Quando fingere non è mentire. L’antifinzione dell’arte.

di Laura Grignoli

immagine Grignoli

 Gli occhi si fanno vitrei – ed è la morte.

Impossibile fingere

 le perle di sudore sulla fronte

 infilate dalla sommessa angoscia.

(E. Dickinson)

La pittura è una bugia che dice la verità.

(Picasso)

L’Arte serve per non morire di Verità.

( Friedrich Nietzsche)

 

In questo numero ci interroghiamo sulla finzione. I diversi punti di vista dei redattori stessi mettono in rilievo non solo le differenti interpretazioni che a tale termine vengono date ma anche la personale implicazione in un comportamento, quello del fingere, che può situarsi sia dal polo negativo (ingannare) sia dalla parte dell’arte (saper fingere per dire la verità). Premetto che per me la finzione non si identifica con i termini ‘falso’ o ‘inganno’. Continua a leggere