Il linguaggio

di Maria Luisa Baldassarre

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 “Il linguaggio” scrisse Benjamin Lee Whorf, “è  il miglior spettacolo che l’uomo metta in scena”

( Carroll, 1964 )

Si potrebbero elencare una serie di studi, citazioni e teorie sul linguaggio, su cosa sia, su come si acquisisce e si sviluppa, da Vygotskij a Piaget, da Skinner a Chomsky, ma certamente sarebbe interessante o scontato per pochi lettori e forse “digeribile” per ancor meno. Questo articolo dunque racchiude brevi e semplici riflessioni che non vogliono essere una critica ai nostri giorni né un nostalgico riferimento ad alcune esperienze del passato, ma solo una considerazione su alcuni aspetti che attualmente caratterizzano il linguaggio o più in generale il modo di comunicare. Continua a leggere

Quando fingere non è mentire. L’antifinzione dell’arte.

di Laura Grignoli

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 Gli occhi si fanno vitrei – ed è la morte.

Impossibile fingere

 le perle di sudore sulla fronte

 infilate dalla sommessa angoscia.

(E. Dickinson)

La pittura è una bugia che dice la verità.

(Picasso)

L’Arte serve per non morire di Verità.

( Friedrich Nietzsche)

 

In questo numero ci interroghiamo sulla finzione. I diversi punti di vista dei redattori stessi mettono in rilievo non solo le differenti interpretazioni che a tale termine vengono date ma anche la personale implicazione in un comportamento, quello del fingere, che può situarsi sia dal polo negativo (ingannare) sia dalla parte dell’arte (saper fingere per dire la verità). Premetto che per me la finzione non si identifica con i termini ‘falso’ o ‘inganno’. Continua a leggere

L’importanza della relazione: considerazioni sul film “Basta Guardare il Cielo”.

di Donatello Giannino

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Trama: Basta guardare il cielo è film del 1998, tratto dal romanzo omonimo di Rodman Philbrick, racconta la storia di due ragazzi che traendo ispirazione dalle avventure di Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, intraprendono un viaggio alla scoperta dell’amicizia. I due ragazzi sono Kevin e Max, il primo è esile, basso con una patologia degenerativa importante, ma con una intelligenza fuori dal comune, il secondo è alto e grosso, classificato a scuola come lento nell’apprendimento. Kevin vive con sua madre ed è senza padre, Max vive con i nonni a cui è stato affidato in seguito all’arresto del padre accusato dell’omicidio della moglie, madre di Max. Ciò che li accomuna è l’essere stati da sempre degli esclusi, emarginati e presi di mira dai compagni della scuola. Continua a leggere

Amare e sparire: la violenza dell’amore.

di Laura Grignoli

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Uccidere, come scrivere, è tornare alla propria preistoria

(Philippe Vilain)

In una vetrinetta dello studio dove lui conserva i ricordi, si intravvedono un paio di guanti bianchi a fiorellini rosa. Pablo l’aveva incontrata al bar Deux- Magots. Rimase colpito da quella brunetta, seduta ad un tavolino mentre si sfilava i guanti bianchi a fiorellini rosa e faceva uno strano gioco. Con un coltellino affilato colpiva velocemente tra un dito e l’altro della mano senza fermarsi neanche a vedere se si fosse ferita. Vestita di nero, le unghie laccate di un rosso acceso, lei si arrese senza resistere a quel giovanotto dallo sguardo penetrante col ciuffo sulla fronte. Lei non sapeva che lui trattava le donne o da dee o da pezze da piedi. La sofferenza scatenata in lui dalla guerra civile spagnola lo aveva devastato. Continua a leggere

Dal seno al sogno attraverso l’illusione

di Valentina Pieramico

pieramico

 

“Sognai che eravamo a Londra, nel nostro negozio preferito, dove c’era una scalinata circolare che collegava i vari piani. Correvamo su e giù per queste scale afferrando delle cose qua e là per farne dei regali di Natale ai nostri amici. Ce la spassavamo un mondo, sapendo che, come al solito, avremmo finito per tenere la maggior parte delle cose per noi. Improvvisamente, mi resi conto che Donald era vivo e pensai con sollievo: “Ora non mi dovrò più preoccupare per i biglietti di Natale! Poi stavamo seduti al ristorante, bevendo il caffè del mattino, come al solito (in effetti andavamo sempre a prendere il caffè al bar la mattina del sabato). Stavamo uno di fronte all’altra con i gomiti sul tavolo, quando io lo guardai dritto in faccia e gli dissi: “Donald, c’è qualcosa che dobbiamo dirci, qualche verità che dobbiamo dire. Che cos’è?” Con i suoi occhi azzurrissimi fissi nei miei, disse: “Che questo è un sogno”. Io risposi lentamente: “Ma sì, certo, tu sei morto. Sei morto un anno fa”. Ripeté le mie parole: “Sì, sono morto un anno fa”.
Fu con questo sogno di gioco che riuscii a sperimentare la vita e la morte, la sua e la mia, come una realtà” (Winnicott, 1995, p. 26).  Clare Winnicott
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Il familiare e il perturbante in Funny Games

di Chiara Conti e Donatello Giannino 

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

(Italo Calvino, Le città invisibili)

 

Ad introdurre il termine perturbante in ambito psicologico fu Jentsch (1906), il quale attribuiva a tale concetto quella reazione che si è soliti provare dinanzi a ciò che è nuovo, insolito, inconsueto. Freud (1919) riprende tale concettualizzazione e tenta di sistematizzarla attraverso le nuove intuizioni che in quel periodo stava sviluppando. Continua a leggere

Il corpo e la casa

di Tiziana Sola

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“…uno le case può venderle o cederle ad altri finchè vuole, ma le conserva ugualmente per sempre dentro di sé”

                                                       (N. Ginsburg, “La città e la casa”, 1984).

 

Ad una mostra sullo Yemen (“Nel paese della Regina di Saba” – Roma) in un silenzio ovattato, trasfigurato nelle immagini che ritraggono superbamente il profilo di una cultura affascinante e al contempo inquietante, colgo una frase che introduce gli usi e costumi relativi alla casa e agli ambienti interni. Questa: “Edificate con l’immaginazione il vostro riparo nel deserto prima di costruire una casa dentro le mura di una città… La vostra casa è il vostro corpo ingrandito” (K.Gibran, Il profeta, 1923). Continua a leggere

L’arte della risonanza nel “bicordo analitico”

di Monia Paolilli

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…Ciò che c’è di meraviglioso nella musica di Mozart è che “la risonanza” che viene dopo è ancora di Mozart; così come ciò che c’è di meraviglioso nella musicalità dell’Analisi è che “la risonanza” che viene dopo è ancora dell’Analisi. Così come la musica gioca con la risonanza, Analista e Analizzando giocano anch’essi in uno scambio creativo e ri-suonante dando forma al loro personale ed unico “Bicordo Analitico”..

                                                                                                 (Gustav Mahler)

 C’è un passo di Freud nel saggio Psicoterapia, che sorprende per un fugace riferimento alla musica “Lo strumento psichico non è affatto facile da suonare”. Continua a leggere

Bella dormiente

di Irene Giancristofaro

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La dottoressa V. chiuse la porta del suo studio al termine dell’ultima seduta della settimana. Era stanca. È faticoso lavorare con chi ha affidato la propria esistenza ai disordinati sogni degli altri. In quel tardo pomeriggio di maggio si accomodò sulla poltroncina rossa davanti alla finestra del suo studio e ascoltò il silenzio. Continua a leggere