Solo un altro passo

di Sandra Granchelli

Si era perso.

E non sapeva quando fosse iniziato.

Ad un certo punto qualcosa si era spento.

Non provava più interesse per niente, nulla lo faceva più emozionare, ridere, godere, nulla lo faceva più arrabbiare.

Era come se la tristezza avesse risucchiato nel suo grigiore tutta la sua vita interiore.

Certi giorni per andare avanti pensava solo ai suoi piedi: un passo dopo l’altro, pensava, devo solo concentrarmi sui passi, che se alzo lo sguardo e vedo – o non vedo – dove sto andando, mi fermo; un passo dietro l’altro, conta solo riuscire a fare il prossimo passo, e poi il prossimo, e poi il prossimo ancora.

Accarezzò la scatoletta della paroxetina nella sua tasca. Sapeva che pochi milligrammi al giorno lo avrebbero salvato dalla sua disperazione, almeno per un po’, ma si limitava a guardare le bianche compresse del farmaco: gli bastava  l’idea di avere ancora una via di uscita, per ora. Più che bastargli, se lo faceva bastare, aveva degli stupidi pregiudizi riguardo alle stampelle chimiche. Preferiva, per ora, affrontare la tristezza a mani nude, molto virilmente. Non sapeva se ci sarebbe riuscito. Eppure, da qualche anno, si era convinto che la coscienza, il pensiero, le emozioni, i sentimenti, tutto ciò che riteniamo ci distingua dagli altri animali rendendoci Uomini (e Donne), creature predilette da Dio – per chi a Dio ci credeva ancora – fossero davvero solo il risultato di una serie di reazioni neurochimiche quasi identiche a quelle che avvengono nel sistema nervoso dei topi, forse appena un po’ più complesse.

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L’autoinganno del terapeuta

autoinganno-terapeuta“La verità non si può insegnare… il paradosso dei paradossi è che il contrario della verità è ugualmente vero”

Siddartha, Hermann Hesse.

Arriva una persona in studio; la accolgo, la faccio sedere ed inizio ad ascoltarla. Ho la mente sgombra, cerco di attuare la cosiddetta epoché; mi pongo con assoluto rispetto nei confronti di ciò che ella mi sta dicendo. Poi ad un tratto dice qualcosa che suscita in me un’associazione, mi sembra che quello di cui sta parlando lo abbia già sentito, ho l’impressione che il suo vissuto possa comprendersi e spiegarsi secondo delle dinamiche che qualcuno prima di me ha studiato e validato, utilizzando, più o meno, principi epistemologici che ne danno credibilità. Continua a leggere

Il sistema che non va in crisi. Come affrontare i problemi della modernità con i metodi del ’29

Se i fatti non corrispondono alla teoria, la teoria è sbagliata.
G. Galilei

Se i fatti non si accordano con la teoria, tanto peggio per i fatti.
G. W. F. Hegel

crisi

Il sistema economico è in crisi e con esso l’assetto stesso della nostra società: la società liberale, democratica, capitalistica, fondata sullo stato di diritto e tendenzialmente progressista. Dopo circa vent’anni dalla fine di un altro grande sistema economico, il socialismo reale, anche il capitalismo liberale vacilla. Una delle tante ragioni che hanno determinato questo fenomeno credo risieda nel fatto che questi grandi sistemi economici non riescono più ad interpretare, a spiegare e ad organizzare la realtà e quindi la vita degli uomini. La loro intrinseca staticità li ha portati a non cambiare con il passare degli anni ma piuttosto a perpetuarsi e in un certo senso a crogiolarsi nella convinzione di possedere la verità, di essere, ognuno per motivi diversi, l’unico sistema in grado di sopravvivere e funzionare correttamente.  Continua a leggere

Sulla necessità di attraversare la turbolenza emotiva per la crescita mentale

belisario

La parola, ma anche i silenzi, in analisi diventa contenitore di mondi da esplorare, i termini che utilizza l’analizzando piuttosto che essere presi come qualcosa di già noto, vanno aperti, perché per quel soggetto possono stare ad indicare qualcosa di unico, di specifico e per la terapia di molto prezioso. La persona col procedere dell’analisi, si accorge che nella seduta niente viene dato per scontato e questo invito ad aprire forse porterà, col tempo, a quei piccoli cambiamenti catastrofici che sono così preziosi nell’analisi duale (e di gruppo) perché generano cambiamenti di prospettiva, una crescita sul piano del pensiero e della vita emotiva. Questo aprire, nel corso del tempo, manda in crisi un assetto interno che si può essere “istituzionalizzato”.   Continua a leggere