Sotto i calcinacci

di Claudio Merini

Rispetto alla lacerazione, l’ironia è l’annuncio di un’armonia possibile; e rispetto all’armonia è la coscienza della lacerazione reale. L’ironia avverte sempre del rovescio della medaglia. (Italo Calvino)

Oggi ha quel tono vagamente ironico che mi dà sui nervi. Scherza sui miei problemi. Vorrei vedere se li avesse lui i miei problemi. Dovrei dirglielo che mi dà fastidio, ma non ho il coraggio di farlo… Temo di fare la figura della permalosa.

– A cosa sta pensando?

Ecco, lo sapevo. Sembra avere un sesto senso.

– A niente di particolare. Mi passavano in mente cose varie.

(Silenzio)

– Ad esempio?

– Niente di importante.

– Lo sa che la regola fondamentale è dire quello che le passa per la mente senza scartare contenuti che sembrano secondari. Magari proprio quelli a volte possono essere un buon materiale su cui lavorare.

Cosa pretende? Che gli dica tutto? Non è il caso. Ci sono cose che preferisco tenere per me.

– Forse mi sta dicendo che oggi non ha voglia di parlare con me.

– No, è che sono distratta.

– Distratta…

– Sì, distratta. Non ci crede?

– Non tanto. Ci possono essere diverse ragioni per non aver voglia di parlare di ciò che si ha in mente.

Ho voglia di andarmene. Oggi non lo sopporto proprio. Perché non mi lascia in pace come ha fatto altre volte? Che gli è preso? Ora sto zitta e basta. So bene che lui pensa che io drammatizzo le situazioni, ma non per questo ha diritto di trattare questioni per me importanti scherzandoci sopra. È da lui che ho imparato che la verità soggettiva è più importante di quella oggettiva, che d’altra parte non esiste… Ora che sta facendo? Cos’è questo rumore. Sta sfogliando qualcosa. Sta a vedere che si è messo a leggere.

– Mi scusi, cosa sta facendo?

– Sto sfogliando una rivista.

Che razza di sfrontato, me lo dice pure, come se fosse una cosa normale… Non conto proprio niente.

– Inganno il tempo in attesa che lei mi dica perché oggi non ha voglia di lavorare con me.

– Non ho voglia di parlare perché lei non prende sul serio i miei problemi.

– A quali problemi allude?

– Per esempio a quello che le ho raccontato nella seduta precedente.

– Cioè?

Adesso nemmeno si ricorda cosa gli racconto. Ma non prende appunti? Devo calmarmi, altrimenti mi viene una crisi di nervi.I

– Il muratore, si ricorda?

– Il muratore che le aveva lasciato i calcinacci davanti a casa?

– Esatto.

– Ho preso molto sul serio il valore simbolico dell’episodio, non il fatto in sé.

– Per me è grave il fatto in sé.

– Che testimonia una mancanza di rispetto nei suoi confronti, la stessa cosa che sta rimproverando a me e che rimprovera a suo fratello.

– Mi sta dicendo che siccome lo faccio con molte persone, allora vuol dire che non sono credibile?

– È un tasto dolente, una ferita aperta che la rende particolarmente sensibile alle mancanze di rispetto.

– Se lo sa, come mai si è messo a leggere una rivista?

– Volevo che saltasse fuori il problema e anche la sua rabbia nei miei confronti.

Beh, ci sei riuscito. Sei contento adesso? Pensa un po’ se devo arrabbiarmi anche qui. Vorrei venire qua per rilassarmi. Non so se è il caso di continuare questa terapia. Non sono più tanto convinta. Forse sarebbe stata meglio la terapia cognitivo-comportamentale che mi aveva consigliato il medico di base. Vedremo. Magari provo fino a fine anno e poi deciderò.

– La rabbia è venuta fuori; ora mi piacerebbe che venisse fuori anche il motivo.

– Non sono libera di tenermi qualcosa per me?

– Certo. Ha il suo spazio interno in cui nascondere e custodire ciò che vuole.

– Sta facendo dell’ironia?

– No, dico sul serio. Perché pensa che stia ironizzando?

– È il tono che ha.

– Ho un tono ironico?

– Sì, ce l’ha spesso. Sembra che mi prenda in giro.

Finalmente sono riuscita a dirglielo. Che liberazione! Può darsi che se la prenda. Anche se a volte sembra fatto di gomma.

– Forse il mio tono è complementare al suo drammatizzare: più o meno consapevolmente cerco di alleggerire ciò che lei appesantisce… come la storia del muratore.

– Vorrei vedere lei con una montagna di calcinacci davanti a casa.

– Non sarebbe piacevole nemmeno per me, ma quello che mi colpisce è come lei riesca a stare davvero molto male per motivi come questo. Secondo me, come dicevo prima, c’è qualcosa di ben più grande sotto la montagna di calcinacci. Io alleggerisco i calcinacci per cercare di vedere cosa c’è sotto. Se prendessi sul serio la cosa in sé, non farei che aiutarla a drammatizzare un falso problema. Comunque abbiamo fatto due passi avanti: primo, mi ha espresso la sua rabbia, secondo, me ne ha detto il motivo.

Fa presto lui a dire. Mi piacerebbe vederlo nella sua vita privata. Non mi sembra il tipo che passa facilmente sopra alle cose. Ci scommetterei. Anzi, da come tiene lo studio mi sembra abbastanza accurato, magari anche pignolo… Anch’io nel mio lavoro dico alle clienti che non è niente se perdono un po’ di capelli, che è un fatto stagionale e via dicendo. Ma intanto penso caspita quanti ne hanno persi! Quel diavolo di un muratore mi ha massacrato la vita per mesi e poi ha pensato bene di mollarmi un cumulo di robaccia davanti a casa ed è sparito – perché io, fessa, avevo già saldato il conto. Che rabbia! La gente si approfitta della mia correttezza. Dovrei farmi furba, come tanti altri. Chissà se lui è un furbo? Stando sul lettino non vedo le espressioni del suo viso che potrebbero aiutarmi a capire con chi ho a che fare. È già un bel po’ che vengo qui e lui per me rimane un mistero.

– Ha fatto dei sogni in questi giorni?

– Li ho fatti ma non li ricordo, mi sono sfuggiti.

Dovrei scriverli, li scordo. Mi sembra di dover fare i compiti. Ah… c’era il sogno che non ho raccontato l’altra volta.

– Mi è tornato in mente un sogno che ho fatto la settimana scorsa e che non le ho raccontato perché non c’era più tempo… Ero alle poste, in mezzo a una lunga fila allo sportello. Stranamente non dovevo pagare un bollettino o ritirare dei soldi; dovevo consegnare una mia fotografia insieme a una lettera chiusa in una busta. La busta era indirizzata a Elena Corelli, una mia vecchia amica di liceo. Non so cosa c’era scritto nella lettera. Stavo in fila da parecchio tempo, ero stanca. Chiedo all’uomo dietro di me se posso appoggiarmi a lui per riposare. Lui accetta e io mi appoggio con la schiena. Lui mi sorregge col suo corpo. Non c’è nessun turbamento sessuale nel contatto. Lui lo fa con disinvoltura, soltanto a un certo punto si stufa e mi respinge. Io gli chiedo scusa, esco dalla fila e dall’ufficio. Per strada c’è molta gente, facce anonime, piuttosto tristi. Indossano tutti una tunica bianca, lunga fino ai piedi, uguale per gli uomini e per le donne. Mi confondo in mezzo a loro. Mi sento a disagio perché sono vestita normalmente. Vorrei avere anch’io una tunica bianca. Poi arriva un vecchio, mi prende per mano e mi porta via dalla folla verso un giardino pubblico. Ci sediamo su una panchina e guardiamo i bambini che giocano con lo scivolo. C’è un bambino molto piccolo che viene giù troppo veloce e cade pesantemente sulla terra in fondo allo scivolo. Si è fatto male, piange, ma nessuno lo sente… Qui mi sono svegliata.

Ora mi chiederà che impressione mi ha lasciato il sogno. Che impressione mi ha lasciato? Non me lo ricordo più, è passato troppo tempo. Comunque mi piace quando parliamo dei sogni. Sono miei ma vanno al di là della mia responsabilità.

– Che mi dice di Elena Corelli?

Ah no, mi sono sbagliata. Vuole sapere di Elena.

– Era una in gamba, una leader. L’ammiravo e la invidiavo. Avrei voluto essere come lei o almeno esserle amica. Invece mi sceglievo come amiche delle ragazze problematiche. Era anche bella e aveva un sacco di pretendenti. Beata lei. Sono stata una ragazza triste. Non vorrei tornare indietro, a meno di poter cambiare il corso delle cose…

Non gli voglio dire che mi sentivo brutta vicino a Elena. Chissà se lui mi considera brutta. Da come mi guarda quando arrivo e quando vado via non trapela nulla. Di solito capisco se un uomo ha interesse per me.

– E l’uomo dietro di lei nella fila?

– Uno sconosciuto…

– Prima la sostiene e poi la respinge. Le ricorda qualcosa?

Mi ricorda lui. È imbarazzante. Va be’ glielo dico.

– Qui è lei che mi sta dietro.

– La sostengo e la respingo. Che ne pensa?

– Quando lei usa l’ironia mi sento respinta.

– E invece si vorrebbe sentire sostenuta.

– Già… Mio marito lo fa nelle cose pratiche. Sa fare tutto in casa. Se ho bisogno mi accompagna in città o da qualche altra parte. Però sento che non sta dalla mia parte. Mi aiuta come si aiuta una persona incapace. Angelo non sapeva fare niente, era più imbranato di me, però mi dava importanza, mi stimava.

– E come mai con lui è finita?

– Non lo so… Aveva troppe aspettative, mi sentivo sotto pressione, sembrava quasi dipendere da me. Ci vorrebbe una via di mezzo, un uomo che non sia né dipendente, né dominante.

– E una donna più indipendente, giusto?

– Sì.

– Penso che nel sogno lei ha rappresentato la sua ricerca d’identità – consegnare la fotografia, prendere Elena come modello. La cerca anche attraverso la psicoterapia, che sente come un percorso lungo – la fila lunga allo sportello – e non facile per quanto riguarda la relazione con me. Cosa mi dice della folla di persone vestite tutte con una tonaca bianca, sia gli uomini che le donne?

– Forse preferirei tornare nella massa indistinta. Se la ricerca della mia identità è così difficile è meglio essere una delle tante… come le mie sorelle. A me sembrano persone anonime… Comunque stanno meglio di me. Hanno matrimoni insulsi, figli maleducati, eppure sembrano tranquille.

– Non sarà che lei è diversa da loro?

– Nel senso che sono nevrotica, che ho i grilli per la testa?

– No, nel senso che tende a qualcosa che non è tanto comune. Anche Elena era una che si distingueva.

Caspita, mi è venuto un nodo alla gola… Mi sono commossa… Vorrei ringraziarlo… Non riesco a parlare.

– Cosa succede?

– Mi sono emozionata. Mi sono sentita trattata come una persona particolare… che cerca qualcosa di speciale, anche se non so qual è la mia meta.

– Magari se ce la fa a rimanere in fila allo sportello, con me dietro, la troverà, invece di tornare nella massa anonima o di regredire e tornare col nonno ai giardinetti a farsi male con lo scivolo.

È vero, ci andavo con mio nonno ai giardini. Se l’è ricordato.

– Il bambino del sogno è troppo piccolo per scendere senza aiuto dallo scivolo. Così si fa male.

– Mio nonno era un tipo chiuso. Mi accompagnava ai giardini e se ne stava a leggere il giornale… Ero come un pacco da scaricare da qualche parte… Quando prima mi ha detto che stava leggendo una rivista… ho pensato che conto poco, che sono soltanto un peso… come per mio nonno che preferiva il giornale a me.

– Lei però stavolta si è fatta valere con me, non è rimasta a piangere per terra in fondo allo scivolo.

– Non è stato facile.

– Lo immagino.

– Lei a volte mi spreme come un limone.

– Simpatica come metafora. Mi vuol dire che tiro fuori la sua acidità?

– Non può proprio fare a meno dell’ironia.

– Mi sa di no. È un vizio.

– Visto che ci siamo, le dico anche che ho pensato di aver sbagliato a venire da lei invece di rivolgermi al terapeuta cognitivo-comportamentale che mi aveva consigliato il mio medico di base.

– Mi fa piacere che non mi consideri un rammollito.

– Come?

– Mi sente abbastanza forte da reggere l’urto dei suoi siluri.

– Lei è comico.

– Lo prendo come un complimento… Allora, che ci potrebbe essere sotto i calcinacci?

– Altri calcinacci.

– A me è venuto in mente che là sotto ci potrebbe essere il suo amor proprio.

– Amor proprio… era tanto tempo che non sentivo questa espressione, non la usa più nessuno. Perché dice che c’è sepolto il mio amor proprio?

– Vede, ha detto “sepolto” … Lei ha seppellito il suo amor proprio, cioè non rispetta se stessa. Ecco perché la mancanza di rispetto del muratore la manda in orbita. E poi ci si mette anche la mia ironia…

Amor proprio, amarsi, volersi bene… non ho mai capito cosa significano. Come si fa ad amare se stessi. I narcisisti amano se stessi.

– Non voglio diventare una narcisista. Ne conosco tanti e mi stanno antipatici, sono insopportabili.

– Avere rispetto di sé non equivale ad essere narcisisti, perché se si ha rispetto di sé lo si ha anche per gli altri. Amare e rispettare sono verbi che implicano la consapevolezza dell’altro. Il narcisista è solo, esiste soltanto lui, l’altro è uno strumento, non una persona. Io sento che lei mi tiene in considerazione, sento che per lei ci sono, anche quando non le piaccio.

Mi colpisce come parla di noi due… come se fossimo una coppia… è imbarazzante… mi emoziono quando lo fa. A volte parla in un modo che riduce all’improvviso la distanza tra di noi… mi si avvicina… anche troppo… al contrario di quando è ironico… fa l’elastico. È un tipo strano.

– A cosa sta pensando?

Rieccolo. Oggi non mi lascia stare.

– Ho dei pensieri che sono difficili da esprimere… li potrebbe fraintendere.

– Beh vediamo. Magari parlando riusciamo a capirci.

Cosa gli dico? “Lei a volte mi si avvicina troppo” … Chissà come lo interpreterebbe. Penserebbe che mi sento corteggiata da lui… Oppure “Lei prima si allontana con l’ironia, poi si avvicina parlando del rapporto che ha con me” … Oddio, sembra che mi riferisca a un rapporto sessuale! No, non va bene.

– Mi sa che sta usando il setaccio.

– Cosa?

– Sta valutando cosa può dire.

– Avrò diritto a tenere qualcosa per me! Oggi è già la seconda volta che glielo dico.

– Ha ragione. Sono invadente e lei è resistente.

– Cosa vuol dire?

– Cerca di nascondersi e io cerco di scoprirla.

Beh, questa sembra proprio un’allusione sessuale. Cosa gli è preso? Meno male che la seduta è finita. Adesso dirà “Va bene, ci vediamo giovedì prossimo”; dice va bene anche quando non è andata bene. Mi sento stressata. Capisco come mai li chiamano “strizzacervelli” … È ora e non pronuncia la formula di rito… Lo faccio io.

– Va bene, ci vediamo giovedì prossimo.

– Non ne può più, vero? Oggi l’ho messa sotto torchio. Prometto che la prossima volta la faccio riposare.

– Ci conto.

– D’accordo. 

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...