“Il disagio della civiltà” ai tempi del Coronavirus.

di Luigi Santoro

Freud, nel suo libro dal titolo “Il disagio della civiltà”, ci offre una visione psicoanalitica degli influssi da cui ha inizio lo sviluppo della civiltà e delle cause dalle quali si originano la scontentezza e il disagio che serpeggiano nella società.

Freud annota come, in nome della civiltà e del vivere civile, agli essere umani sia stata chiesta un’importante rinuncia relativa alle proprie pulsione libidiche e aggressive. D’altra parte sottolinea che la possibilità di godere di queste bramosie, lasciate allo stato brado, sarebbe stata esigua. Dunque l’uomo, anche sospinto dal principio di realtà, avrebbe barattato parte di questa sua libertà in cambio di una maggiore sicurezza e stabilità.

Dei meccanismi che sottendono l’accettazione dei dettami etici, Freud ne individua due:

  • il primo lo fa derivare da influenze esterne operanti nel periodo della prima infanzia,  dove la rinuncia alla soddisfazione delle proprie pulsioni si origina dal timore di perdere l’amore dei propri cari in caso di infrazione e flagranza, rimettendoci così anche la difesa dai vari pericoli;
  • Il secondo è dovuto all’instaurarsi, all’interno della struttura psichica, del super-io, che permette all’autorità di essere interiorizzata e innalzarsi al grado di coscienza morale, inducendo senso di colpa anche solo per la presenza interna di pulsioni contrarie all’etica.

Il padre della psicoanalisi perviene, poi, alla conclusione che sia proprio l’angoscia suscitata dai sensi di colpa a porsi come fondamenta dei vissuti di malessere e insoddisfazione provati dalle persone nei confronti della società.

Tuttavia a questo punto la disamina sarebbe stata incompleta se Freud non avesse preso in maggior considerazione l’evitamento del dolore cui aspira il principio di piacere. Ed è proprio qui, ci avverte, che la civiltà incontra la sua contraddizione, poiché, nel suo tentativo di evitarlo, ne diventa essa stessa la causa, imponendoci maggiori limitazioni al soddisfacimento pulsionale.

Freud giunge così ad enunciare che nel processo di sviluppo della civiltà si ritrovino indissolubilmente invischiate le stesse forze contraddittorie che abitano ogni uomo e cioè Eros e Thanatos.

Dalla pulsione di morte trarrebbe origine quella aggressiva, la quale stimola sia la rivolta contro la civiltà stessa, sia la spinta volitiva a soddisfare i desideri dell’Es.

Tuttavia questa aggressività, che proprio per via delle restrizioni imposte dall’educazione non può essere espressa, viene convogliata nel Super-io che la esprimerebbe sottoforma di biasimo nei confronti delle stesse necessità sperimentate dall’io, andandone in tal modo ad alimentare i sensi di colpa e la frustrazione.

Giungiamo così nel vivo di questa dissertazione: dalle forme di disagio sociale, così come le intende Freud, osservabili nell’era del Coronavirus, alle limitazioni richieste per impedirne il diffondersi e alle innumerevoli trasgressioni compiute nei confronti di tali accorgimenti, più di 150.000 secondo le stime del Viminale.

Per iniziare, vorrei sottolineare come da sempre l’uomo abbia messo in atto rituali con l’obbiettivo di contenere l’angoscia indotta dai sensi di colpa.

Similmente a quelli attuati nelle nevrosi ossessive, constatiamo che molte delle nostre abitudini traggono origine dalla stesso bisogno, coerentemente con la visione freudiana secondo la quale le differenze tra normalità e patologia sono definibili da un punto di vista quantitativo piuttosto che qualitativo.

Così la corsetta al parco o la passeggiata, a cui tanti hanno fatto difficoltà a rinunciare o in cui si sono cimentati proprio dopo il provvedimento sulle restrizioni, possono essere inquadrati quali metodi di difesa e contenimento dell’angoscia da parte del sé.

Inoltre, molti sono coloro i quali hanno vissuto tali misure precauzionali come punitive piuttosto che di tutela della propria e altrui salute. Una constatazione che riassume quanto detto al riguardo dell’intrinseco conflitto all’interno della società; ma esso ci illumina anche rispetto ad un processo di maturazione mendace dell’io, in cui le maglie della trama della sua struttura risultano essere lasse o incomplete, indebolendone così la funzione di moderatore tra le pretese provenienti dal mondo interno e esterno.

Anche la regressione è un meccanismo a cui la mente solitamente si rivolge in momenti di difficoltà e il ritorno verso i propri cari, avvenuto agli inizi dell’epidemia, è un fenomeno osservabile secondo un’ottica regressiva.

Tuttavia, da quando sono state diramate le informazioni circa le conseguenze che un tale spostamento di massa avrebbe provocato, il perdurarne sembrerebbe essere la dimostrazione non solo dell’inconvertibile messa in atto di meccanismi di difesa più primitivi, come la negazione,ma anche della presenza di un super-io incapace di assumersi la funzione di guida e la responsabilità  verso il proprio sé e la propria vita.

Ciò manifesterebbe, pertanto, la predominanza del primo e più arcaico meccanismo alla base del rispetto delle regole, che non produce sensi di colpa e la cui unica preoccupazione sorge dal non essere scoperti.

Una condizione siffatta del super-io rimanda a situazione edipiche irrisolte, essendone, la configurazione superegoica, figlia e testimone.

Infatti il disobbedire alle imposizioni delle autorità, così come l’aver fatto oggetto di desiderio il presidente del consiglio Giuseppe Conte (vero e proprio transfert erotico, com’è rilevabile dal contenuto di alcuni post pubblicati sulle piattaforme sociali) possono esser letti come indicatori di conflitti edipici ancor aperti.

Infine anche il sentimento che spinge molti ad informarsi compulsivamente sul numero di contagi e morti dovuti alla pandemia, o che comunque si può provare di fronte a calamità simili -una preoccupazione mista ad una certa dose di eccitazione- è un riflesso di quel legame indissolubilmente invischiato creato dall’Eros e dal Thanatos nelle nostre vite.

Concludendo, ciò a cui pare che non si riesca a pervenire è l’accettazione di un’ambivalenza, di una coesistenza tra amore e odio, tra pulsione di morte e pulsioni libidiche; una difficoltà ad accettare il clima emotivo della posizione depressiva che ci induce alla regressione verso fasi precedenti, con la conseguente messa in atto di meccanismi di difesa precoci e l’uso di rituali consolatori nel tentativo di contrastare l’angoscia che ne deriva.

Approdiamo così al medesimo epilogo enunciato da Freud, il quale considera tale disagio come un elemento intrinseco della specie umana, poiché, seppur l’incivilimento e gli oneri che ne conseguono siano frutto di un processo al servizio dell’Eros, ad esso sempre si opporrà un moto contrapposto di rifiuto e protesta di eguale forza e dignità, quale rappresentante della pulsione di morte all’interno delle nostre vite.

Bibliografia

Freud, S. (1905). Tre saggi sulla teoria sessuale. Torino: Bollati Boringhieri, 2012 .

Freud, S. (1923). L’Io e l’Es. Opere, vol. 9. Torino: Bollati Boringhieri, 1989.

Freud, S. (1929). Il disagio della civiltà. Il disagio della civiltà e altri saggi. Torino: Bollati Boringhieri, 2008.

Klein, M. (1935) contibuto alla psicogenesi degli stati maniaci e depressivi. Scritti. Boringhieri, 1981

Loewald, H., W. (1979). Il tramonto del complesso edipico. Riflessioni psicoanalitiche. Milano: Dunod, 1999.

Santoro, L. (2020). Coronavirus e psicoanalisi: dall’emergenza alla riflessione. State of Mind. https://www.stateofmind.it/2020/04/covid19-psicoanalisi/

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