L’amore: tra attori e comparse.

di Sara Ferretti

immagine Ferretti

– Francamente me ne infischio – diceva Rhett Butler (1), quel Rhett che dopo più di tre ore di film faceva commuovere mia madre, che non si arrendeva ad un finale dove non c’era un amore trionfante, dopo ore in cui Rhett e Rossella si rincorrevano, scappavano dalla guerra, prevalevano sulla morte tra mille avventure e disavventure. No, mia madre non si poteva arrendere! Dopo anni di distanza e dopo aver rivisto molte volte quel film, ho capito perché lui è il Rhett che molte donne vorrebbero aver conosciuto almeno una volta nella vita. Rhett dà l’impressione di tenacia, di protezione, di astuzia; un uomo scaltro e avventuriero che resiste alla guerra, sa conquistare la donna combattente, figlia di un ricco possidente terriero, che si ritrova a lavorar la terra pur di sopravvivere alla fame, ma contemporaneamente coccolare la parte di quella donna che è capricciosa, con vezzi e regali. Di lui ci si può fidare perché la sua presenza è forte. Rossella, d’altro canto, sa che qualsiasi cosa accada, lui ci sarà perché lui “tiene” e contiene tutti i capricci della principessa presente in lei e sa dare quel bacio sognante che continua a disorientarla. Ma cos’è che Rossella ama inconsapevolmente di Rhett? Forse il suo essere protettivo come un padre? O forse il modo in cui lei si sente, quando lui la tiene tra le braccia? O la parte che di Rossella esce con lui, quella che risponde per le rime e regge le sue sfide? Non si sa. Forse sono uguali, forse troppo diversi, eppure lasciarla sulla porta di casa con quell’atteggiamento da sbruffone, è un affronto anche per una donna come Rossella.

Questa è un’immagine dell’amore molto vivida: sentimenti profondi, motivazione, passione, tenacia, tutto ciò che spinge le persone ad affrontare le proprie paure.

E Rossella? Cos’ha questa donna che ci porta a pensare che sia lei la rappresentazione di una persona che ama? Ama forse solo se stessa, ma sembra amarsi intensamente; e, a sua volta, è una donna amata da un uomo che non riceverà altro che briciole della sua finta indifferenza, ma che per un motivo sconosciuto continua ad amarla. Lei, forse un po’ come tutti, proietta qualcosa su quell’uomo e ama di lui quella parte che in fondo è di sé stessa. Oppure Rhett così coraggioso richiama un po’ l’ideale di padre dai super poteri con cui tutte le principesse di papà sono cresciute? In fondo lei è una donna temeraria, ma in sua presenza (di Rhett) cambia, come se con lui potesse deporre le armi poiché c’è qualcuno che veglia su di lei, che sopporta con una pazienza inaudita tutti i suoi sbalzi d’umore, la sua apparente noncuranza e il suo essere capricciosa oltre ogni limite. C’è da chiedersi cosa veda Rhett, oltre questa burrascosa immagine di Rossella. Di fronte al mondo che la vuole oramai adulta e forte, Rossella può essere fragile con Rhett, può essere sinceramente spaventata e, soprattutto, può odiarlo in modo da attaccare lui o quella parte di lei che vede riflessa in lui.

Ma come avviene la scelta del proprio compagno? Nel libro di Nicolò e Zampino (Nicolò, Zampino, 2002, pag.48) si afferma che è fondamentale, per la comprensione delle caratteristiche di una coppia analizzare i meccanismi su cui si basa la scelta del partner. Essa nel caso di scelte stabili, si presenta come un’operazione accurata, complessa, reciproca e per lo più inconscia. Nonostante tale complessità, suscita ammirazione e stupore la precisione con cui le persone riescono così frequentemente ad effettuare la scelta di un partner adatto ai propri bisogni. La scelta del partner può principalmente basarsi su due tipologie: compensatoria e trasformativa. Nella scelta di tipo trasformativa, sempre seguendo il discorso di Nicolò e Zampino, la scelta dell’oggetto d’amore è una riscoperta o un ritrovamento di un primitivo oggetto d’amore che le vicende dell’evoluzione libidica, in particolare quelle edipiche, avevano consentito di abbandonare. Tale opzione risulta quindi essere strettamente correlata ai primi oggetti originari in particolare agli oggetti parentali e le figure che successivamente li hanno sostituiti. La scelta adulta, dunque, sarà il riepilogo dei modelli di scelta oggettuale precedenti. Freud, nei tre saggi sulla teoria sessuale (1905) e nella Introduzione al narcisismo (1914) delinea due tipi di scelta dell’oggetto d’amore:

  1. scelta per appoggio o anaclitica, secondo cui la scelta si appoggia sulle immagini dei genitori o dei loro sostituti; secondo questo tipo di scelta per appoggio si ama ‹‹a) la donna che nutre; b) l’uomo che protegge e la serie di persone sostitutive che ne discendono›› (Freud 1914)
  2. scelta narcisistica secondo cui l’oggetto rappresenta in tutto o in parte se stessi.

I due tipi di scelta per appoggio o narcisistica si combinano e si alternano in ogni caso individuale e non vanno radicalmente separate poiché componenti narcisistiche e anaclitiche sono presenti in qualsiasi rapporto amoroso.

Secondo la scelta di tipo compensatorio, invece, la preferenza dimostrata per un partner si basa su caratteristiche difensive. L’unione stabile può diventare una modalità per non affrontare conflitti interni o meglio per compensarli. Una scelta inconscia basata su un presupposto compensatorio, continuano Nicolò e Zampino, rappresenta uno dei modi più frequenti utilizzati per curarsi attraverso la relazione con l’altro. Mentre la coppia “normale” è caratterizzata da una più o meno ampia oscillazione tra momenti transitori di fusione con l’altro e momenti di differenziazione, esistono invece coppie dove uno dei partner realizza, con la complicità dell’altro, ‹‹un completo inglobamento fusionale›› che ha come obiettivo quello di evitare la consapevolezza e la comparsa di aspetti dell’altro non inseriti nel sistema fusionale.

È difficile comprendere come si siano scelti Rhett e Rossella. Indiscutibilmente, Rossella ama l’arroganza di Rhett, che è la sua stessa arroganza, ma non può ammetterlo. Lei ama il fatto che, mentre è con lui, può permettersi di essere ancora fragile, ancora bambina; una Rossella che bisticcia con tutte le sorelle per le attenzioni del vecchio padre, ma anche una Rossella delicata quasi ingenua, dove prevale: bella e raggiante!

Binswanger (1942) dice che l’amore è la forma più alta in cui si esprime il “ci” dell’”esserci”, ossia la sua originaria apertura: il “ci” dell’”esserci”, quell’apertura in forza della quale l’esserci, in quanto duale, è là in vista di noi, di me e di te, dell’un l’altro. L’esser-se-stesso dell’amore, la sua ipseità, non è un io, ma un noi. Ciò comporta una modificazione della spazialità e della temporalità. Lo spazio dell’amore è, infatti, abolizione di tutti i luoghi, così come il tempo si raccoglie nell’istante eterno che oltrepassa le scansioni temporali del presente, futuro e passato. Lo stesso linguaggio per Binswanger è sempre un rivestimento del pensiero che porta a persuadere, dimostrare, rischiare, specificare, subisce una trasformazione poiché la dualità dell’amore non ha bisogno di alcun rischiaramento, perché, in sé e per sé, è già essa stessa luce. Essa non ha bisogno di alcuna dimostrazione, né può in alcun modo essere dimostrata. Dunque l’immotivazione dell’amore, che alla ragione appare come irragionevolezza, è proprio il suo fondo, la sua ”ragione” e la sua giustificazione.

Secondo questo autore, dunque, amore significa noi, senza tempo, senza spazio, senza parole adeguate, senza dimostrazioni. Amore nudo. Entrare in una dimensione diversa. Angela (2005) dice che amare è come cambiare pianeta, spostare il baricentro della propria vita e orbitare intorno ad un nuovo punto di riferimento. I riflettori della nostra mente illuminano un’unica immagine: quella di lei (o di lui). Il resto rimane sullo sfondo. Questa immagine si sovrappone a tutte le altre, è presente ovunque, in ogni momento, la si porta con sé, a lavoro, in viaggio, a letto. Vive e palpita all’interno della nostra mente e dei nostri sentimenti: la interroghiamo, le parliamo, è la protagonista del nostro teatrino mentale. Continuamente i nostri pensieri la circondano, la sfiorano, la contemplano.

Mi ritrovo a pensare all’amore come a qualcosa che si rinnova: dentro di noi si rinnova lo spazio e il tempo, ci si adegua all’altro e gli si fa spazio nei nostri pensieri, e dà sicurezza considerare che creiamo un’immagine interna della persona amata a cui facciamo riferimento nei momenti di assenza, e che in fondo non ci fa mai sentire soli. Così, forse, si può sostenere che amore è un percorso che parte da se stessi per approdare verso una sana relazione con l’altro, un percorso a cui siamo avviati fin da piccoli, dove partecipano molti attori nel nostro cammino e, a dir la verità, anche molte comparse; e questo percorso è in continua evoluzione, solo la maturità della persona stessa permette di conoscere questo viaggio in tutte le sue infinite sfaccettature. Chissà se Rossella, sulla porta di casa, proprio nel momento in cui Rhett è andato via, ha davvero incontrato se stessa, forse, per la prima volta.

[1] Via col vento (Gone with the Wind) è colossal cinematografico di Victor Fleming del 1939 basato sull’omonimo  romanzo del 1936 scritto da Margaret Mitchell.

 

BIBLIOGRAFIA

Angela P., 2005, Ti amerò per sempre. La scienza dell’amore, Milano, Mondadori.

Binswanger L., 1942, Grundformen und erkenntnis menschlichen dasein, Zurich, Niehans.

Freud S., 1905, Tre saggi sulla teoria sessuale, Torino, Boringhieri.

Freud S., 1914, Introduzione al narcisismo, Torino, Boringhieri.

Nicolò A., Zampino F., 2002, Lavorare con la famiglia. Osservazioni e tecniche di intervento psicoanalitico, Roma, Carocci.

 

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