L’invidia: tra Eros e Thanatos

di Valeria Seccia

immagine Seccia

Spesso mi trovo a fare delle lunghe passeggiate nella mia città; mi piace osservare, guardare le persone che camminano, alcune con un ritmo frenetico e altre che vanno con più calma, amiche ed amici che entrano nei negozi, si raccontano le loro giornate, e poi, soprattutto nei mesi caldi, adoro respirare l’aria di primavera, il profumo dei fiori, le farfalle dai tanti colori, e questo mi fa stare di buon umore.  Accade che incontro qualche conoscente, che mi dice: “Beata te, che sei così spensierata”, oppure “Ti trovo dimagrita, io invece ci metto secoli a scendere un chilo. Mi dai la tua dieta?” e ancora “ Che invidia che mi fai, tu ti sei laureata e io sto ancora in alto mare con gli esami! Mi fai quasi rabbia!”. Ed anche quando mi fermo in un bar, o mi siedo su una panchina della villa comunale, mi capita di far caso ai discorsi degli altri, ed ascolto storie narrate con astio di chi non ha un qualcosa che altri invece posseggono. A questo abbiamo dato il nome di “invidia”.
Con il termine “invidia” s’intende un sentimento di rancore, di ostilità e di astio per la fortuna, la felicità o le qualità altrui. Quello dell’invidia è un tema noto in psicologia, studiato in primis da Freud, seguito da Karen Horney e Melanie Klein. In base alla differenza anatomica dei due sessi, Freud sostenne che le bambine erano riluttanti all’accettazione dei propri genitali, perché ciò comportava la rinuncia al pene. Tale complesso di evirazione del femminile comportava un’invidia del pene e, se tale complesso non veniva elaborato e superato, ci sarebbero state conseguenze incancellabili sullo sviluppo psichico della bambina. Su questa premessa, Freud dedusse che l’invidia era un meccanismo psichico tipico del femminile. Secondo la Klein, l’invidia è un sentimento che il bambino sperimenta fin dalla nascita e, se coniugata con sentimenti di gratitudine, viene integrata nell’Io e superata. In caso contrario, ovvero nel caso in cui l’invidia fosse eccessiva e dominante sui sentimenti di gratitudine, l’oggetto invidiato verrà attaccato e distrutto. Ciò comporta una prevalenza di esperienze negative su quelle positive, che danneggeranno il normale sviluppo psichico del soggetto ovvero, secondo la teoria kleiniana, il bambino non uscirà dall’ambivalenza oggetto ideale/oggetto persecutorio, proprio perché l’oggetto amato e invidiato è anche aggredito.
La teoria freudiana e quella della Klein mi fanno pensare ad un antico dualismo a sfondo mitico applicabile al tema dell’invidia, ovvero Eros e Thanatos. Infatti, nella teoria freudiana, il complesso di evirazione femminile suscita una pulsione di morte (Thanatos), intesa come una mancanza (il pene) nei propri genitali, la quale mancanza viene desiderata (Eros), invidiata, nell’altro, ovvero nel bambino di sesso opposto. Thanatos però possiamo leggerlo non solo con il concetto freudiano di pulsione di morte, ma anche con ciò che esso significa in sé, cioè distruzione, che nel sentimento d’invidia si traduce con la proiezione dell’immaginario distruttivo insito nel soggetto invidioso su ciò che l’altro ha e che egli non possiede. Per questo nel desiderare ciò che ha l’altro, e che noi non abbiamo, esistono dei sentimenti di rancore e di ostilità: proiettiamo un immaginario distruttivo insito nella nostra interiorità, tant’è che fu Freud stesso ad affermare che sono due le pulsioni originarie dell’uomo: la pulsione di vita e la pulsione di morte. Ma sappiamo anche che, appunto per questo antico e mitico dualismo, un Eros porta con sé sempre un Thanatos, e viceversa. Infatti, l’ambivalenza sta nel fatto che, oltre a “voler distruggere” ciò che l’altro possiede, il soggetto invidioso lo desidera anche, ossia vorrebbe avere ciò che lui non ha e che riconosce essere di appartenenza di un altro. Così, anche il bambino della Klein oscilla tra la distruzione dell’oggetto invidiato e l’amore che esso nutre per lui. Il desiderio, però, è un Eros, un amore, un aspetto psichico creativo, che dà slancio e vitalità sia al nostro aspetto psichico sia alla nostra vita quotidiana. Eros è la forza, la parte amorevole che armonizza la nostra psiche e che dà a noi lo slancio vitale. Eros è presente nella nostra sessualità, nelle nostre amicizie, negli affetti nei nostri interessi, nelle nostre relazioni, nelle nostre iniziative. È la “pulsione di vita” di cui parlava Freud, in contrapposizione alla “pulsione di morte”. La coppia mitica Eros e Thanatos ha aperto un dibattito filosofico, in cui si sostiene che Eros e Thanatos non sono antitetici, ma sono entrambi forze creatici, in quanto Eros genera amore ed interesse traendo forza da Thanatos, e Thanatos è una forza sì distruttrice, ma che coniugato con Eros è in grado di produrre cambiamento, quindi si distrugge per progredire, per cambiare assetto. Se applichiamo questa mediazione filosofica di Eros e Thanatos all’invidia, possiamo scoprire che si può trasformare il sentimento ostile invidioso in una forza amorevole, generatrice di attività ed interesse: quando si invidia qualcosa ad altri, che non si possiede, si può prendere l’iniziativa nell’interesse di costruire una nostra strada per far sì che anche il soggetto invidioso possa possedere ciò che desidera e che non ha, ma che ritrova in altri. Trasformando l’energia distruttiva in forza vitale, propria di Eros, operiamo una mediazione tra le due pulsioni originarie di cui parlava Freud: “pulsione di vita” e “pulsione di morte”. L’invidia quindi, solo se coniugata nella forza di Thanatos verso Eros, può essere un sentimento non ostile, ma un sentimento di attivazione nel creare in noi un interesse, uno scopo, una meta da raggiungere, sia essa che fosse una qualità, un oggetto, una relazione, un’ambizione.

 

BIBLIOGRAFIA

Freud S., (1915-17), Vorlesungen zur Einfuhrung in die Psychoanalyse, London: Imago Publishing Co., 1940, (Trad. it.: Introduzione alla psicoanalisi, Torino: Universale Bollati Boringhieri, 1978.)
Galimberti U., (1992), Dizionario di psicologia, Torino: UTET.
Guggenbuhl-Craig A., (1980), Seelenwusten. Betrachtungen uber Eros und Psychopatuie, Raben-Reihe, Schweizer Spiegel Verlag, (Trad. it.: Deserti dell’anima: riflessioni sull’eros e sulla psicopatia, Bergamo, Moretti & Vitali, 2001.)
Klein M., (1969), Invidia e gratitudine, Firenze: Martinelli.
Marcuse H., 1968, Eros e civiltà, Torino: Einaudi.

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