Responsabilità. L’assenza dell’immagine paterna.

di Venicio Perilli

immagine Perilli

Nell’editoriale del numero di Impronte, dedicato a L’autorità è scritto che la stretta correlazione con l’etica e la responsabilità chiama potentemente in causa la funzione paterna. In questo lavoro voglio dare ascolto alle parole del direttore ed impegnarmi nel rintracciare le relazioni tra responsabilità e immagine del Padre. Ricerca che non può essere condotta senza rifarsi al testo, a mio avviso fondamentale, sul padre, di Zoja, in cui è espressamente sancito che Il padre non possiede un istinto corrispondente (Zoja, 2000, p. 21). La femmina degli animali sa come comportarsi da madre. I maschi sono stati tali per milioni di anni senza essere padri. Solo nella specie umana e nelle ultime decine o centinaia di migliaia si può ipotizzare una condizione paterna, fabbricata senza l’aiuto di un istinto corrispondente (Zoja, 2000, p. 21). Il padre per Zoja non è selezionato dall’evoluzione ma è tale solo grazie alla storia. Ogni maschio deve imparare ad essere padre solo nel corso della sua vita. Il ruolo di padre, quindi, secondo Zoja, si acquisisce. Potremmo dedurne che è il risultato dell’apprendimento, quindi dell’Io. Come la madre rappresenta l’inconscio collettivo, la fonte dell’acqua di vita così il padre rappresenta la coscienza collettiva, lo spirito tradizionale (Cfr. Jung,1944, p. 78).
“L’esistenza del padre – afferma Zoja – richiede l’esistenza di un’ intenzione: quindi di una psiche”. L’esistenza di una psiche elabora programmazione e una vita progettata con riconoscimento della prole e atteggiamenti paterni di tutela della prole tramite organizzazioni e cooperazioni che tengano a bada gli istinti aggressivi e la sessualità sfrenata senza legami (Zoia, 2000, pp. 50-51). Insomma nasce la responsabilità. Una delle prime forme di responsabilità è l’aver organizzato l’esogamia e il tabù dell’incesto. Mentre l’esogamia esiste già in natura per le femmine, ricorda Zoja, citando etologi e zoologi, “l’inibizione ad accoppiarsi con il padre è sostanzialmente umana … e per questo è più spesso trasgredito. … Si può supporre che questa regola sia ‘ansiosamente’ scelta contro l’istinto, anziché gradualmente guidata dall’evoluzione dell’istinto stesso (p. 64-65). Le scelte non possono che corrispondere a responsabilità. Come il padre è una scelta intenzionale e culturale così le relazioni che lo riguardano non possono che essere intenzionali e spesso contro la natura istintiva. Tutto questo presuppone responsabilità. “È possibile che il padre e la civiltà degli uomini sgorghino proprio da una antinomia: desidero ma mi vieto. È l’antinomia in sé, l’ambivalenza non ancora risolta” (p. 65). I padri, figli della cultura e della storia, stipularono un giorno il primo patto di responsabilità (grassetto mio) verso le donne e i piccoli. In mancanza di una base istintuale, l’insegnamento e, nella psiche di ognuno, l’autoeducazione, hanno dovuto costantemente insistere su questo impegno paterno (p. 96). Il padre, prosegue Zoja, corre sempre il rischio di regredire a un individualismo senza responsabilità dello stato di natura, per cui i greci lo equipararono agli dei, attribuendogli la tutela sacra della paternità e della patria, e lo protessero dietro un’armatura. L’armatura è una metafora complessa con la quale il padre si protegge dall’esterno da altri padri, e dall’interno della famiglia stessa dai figli che crescono e dalla compagna quando diventano competitivi. L’armatura porta alla rimozione di tutto quanto non autorevole, con la repressione del sentimento. “Il padre ‘tutto d’un pezzo’ ha bisogno dell’armatura non solo di fronte agli altri padri o ai familiari, ma anche di fronte a sé stesso” (p. 97-98). L’armatura innesca un rapporto di responsabilità lontano dal cuore. Un rapporto non istintivo ma frutto di scelte socialmente costruite.
Zoja continua il racconto sull’immaginario paterno, portandoci a riflettere sullo scontro tra Ettore e Achille. Il primo, rappresentante della responsabilità paterna e di patria. Il secondo, dell’istinto della vendetta. Quando il primo viene schiacciato dall’altro per il figlio e per la patria non vi può essere avvenire. Il bambino senza padre rimane anche senza identità e senza onore. Poiché padre e società sono una cosa sola, senza padre si cade fuori dalla società, fuori dal rispetto, nel nulla (p. 100). Achille, all’invito di Ettore a restituire il corpo del perdente al proprio genitore, risponde che vuole vederlo fatto a pezzi da cani e uccelli (Iliade, XXII,273-354). Negli animali che sbranano Ettore è riassunta la possibilità di regressione dalla responsabilità all’istinto, e la dissoluzione del progetto paterno (p. 101). Comunque in Omero l’autorità paterna nella sua responsabilità non viene demolita a favore dell’istinto, in quanto alla fine prevarrà con Priamo, che nonostante la sua debolezza fisica convincerà Achille alla restituzione del corpo di Ettore, invocando un’altra figura paterna, quella del padre di Achille. Insomma il compito del padre consiste – aggiunge Zoja – nell’istituire una responsabilità che duri nel tempo, costruendo continuità e memoria (p. 102). Memoria non come un ricordo cosciente ma come stratificazione di esperienze lungo le generazioni trasmesse attraverso immagini.
Molto a lungo durò la credenza nella procreazione in assenza del padre. Solo quando gli esseri umani posseggono la capacità di astrazione viene scoperta la paternità, che, rispetto alla maternità sensorialmente percepibile, resta invisibile. E la capacità astrattiva è riconosciuto che viene provata dai tremila a i millecinquecento anni a.c. con la scrittura ideografica degli Egiziani e l’invenzione dell’alfabeto fatta dai Fenici verso il 1500 a.c. . (cfr. Baumer, 1993, p.182). Ed è in questo periodo che il matriarcato viene destabilizzato dal patriarcato. Eschilo ha reso molto evidente questo passaggio nelle Eumenidi, dove Apollo recita che “Non la madre crea quello che noi chiamiamo suo figlio. \ E’ solo la nutrice di un germe appena seminato. \ Colui che la feconda, genera. Ella, ospite ad ospite, \ protegge il bene, sempre che un dio non l’abbia danneggiato (Eumenidi, 658-661). “Si può essere padre anche senza madre. E’ accanto a noi presente, \ Un testimonio, la figlia dell’Olimpo Zeus, \ Che non è stata nutrita nelle tenebre di un grembo” (Eumenidi, 734-738).
Nella profonda ed accurata disamina della letteratura in relazione alla presenza del padre nella cultura occidentale, Zoja riscontra che il padre non è più presente nella famiglia. L’assenza del padre non garantisce più la responsabilità generando confusione perché la responsabilità è ciò da cui non è possibile dimettersi. Nella pratica analitica, precisa Zoja, si incontrano continui indizi dove le dimissioni del padre si nascondono in forme inconsce ma radicali. Situazioni dove l’uomo regredisce all’animale e torna semplicemente un maschio, rifiutandosi di essere padre e marito. L’istinto dell’animale maschio cerca la fecondazione della femmina, senza il rapporto con lei e senza la paternità dei figli. …è un sintomo di una fuga maschile dalla civiltà (Cfr. pag. 245). Quando la partner è in gravidanza il maschio tende ad abbandonarla, il maschio si volge altrove eventualmente a fecondare altre femmine, la femmina a proteggere l’embrione. La femmina prosegue la responsabilità che le deriva dalla natura e che coincide anche con le regole della civiltà. Il maschio seguendo l’istinto che spinge con le potenti immagini archetipiche dell’eros al venir meno dell’unione crea disordine nelle regole della civiltà e di conseguenza nella società. Nelle società tribali al padre è fatto divieto assoluto di nuovi interessi sessuali, il primitivo riesce a controllare una pulsione come quella sessuale più dell’uomo civilizzato perché dispone di miti e riti i cui archetipi posseggono una forza superiore a quella dell’istinto. Tra i fortissimi archetipi figurava quello del padre che nell’odierna società è scomparso in quanto il padre o è troppo assente o troppo succube della madre, per cui la psiche regredisce facilmente al maschio animale. La psicoanalisi ha contribuito molto nella decadenza della figura paterna anche se Freud pose molta attenzione nel rilevare la figura paterna come rappresentante del senso morale, di guida e di responsabilità. Ma in seguito i post-freudiani, in particolare la Klein ipotizzando che il Super-io si formi nel primo anno di vita già all’interno del corpo materno, ridussero di molto il significato del padre. “La decadenza paterna, già in corso da secoli, è stata quindi accentuata dall’influenza degli studi neofreudiani. A mano a mano che spostava l’attenzione dal padre alla madre, la psicoanalisi ha anche posto l’accento sui rapporti primari anziché su quelli sociali, e sull’esperienza corporea come radice di quella spirituale” ( p. 253).
In democrazia la responsabilità comporta il render conto del loro operare, per es. del governo al parlamento, del parlamento agli elettori. Il parlamento in psicologia archetipica corrisponde al politeismo psichico, cioè alla psiche. La responsabilità potrebbe essere intesa come il render conto di ogni immaginario psichico agli altri immaginari psichici all’interno della psiche. Di solito questa responsabilità è attribuita all’Io. Ma se consideriamo la psiche come la intese Jung, l’insieme di tanti Io, ogni immaginario psichico, è un Io, anzi un grappolo di Io, tanti grappoli di Io. Ma quando un immaginario acquisisce responsabilità? Quando è coadiuvato dall’immaginario della paternità inteso come processo secondario che contiene in Sé il principio di realtà e con esso la responsabilità. In assenza dell’attivazione dell’immaginario paterno c’è la regressione al principio di piacere, al principio materno. I padri rassicuravano la psicologia collettiva. Nell’immaginario collettivo, la loro presenza era la presenza della responsabilità. … Il loro rarefarsi provoca confusioni e rimproveri, perché la responsabilità è per definizione ciò da cui non è possibile dimettersi (Zoja, 2000 p. 245). Per Lacan, il padre rappresenta la funzione simbolica della legge, dell’ordine e della responsabilità (1966, p. 571). Il Super-Io come insegna Freud (L’io e l’Es, 1922) è interiorizzazione della figura del padre, svolge la funzione di giudice e\o censore che esercita un ruolo di critica, auto osservazione e formazione degli ideali. Sappiamo che per Freud il Super-Io si forma con il declino del complesso edipico quando il bambino rinuncia ai desideri incestuosi e ne interiorizza il divieto. Questa istanza in seguito viene rafforzata dall’educazione dalle esigenze morali, religiose e sociali.
Freud ci aveva avvertito che nelle bambine accadeva il contrario, in assenza dell’angoscia di evirazione, il Super-io non raggiunge la forza di indipendenza che tanta importanza hanno per la civiltà umana (cfr. Freud, 1932, p. 235). L’eliminazione dell’immaginario paterno ha diminuito l’importanza del processo secondario, ponendo l’unilateralità di quello primario. I maschi sono i primi a favorire questo processo, eliminando le sofferenze delle iniziazioni per accedere al secondario, che permettevano di acquisire identità e responsabilità. Oggi nessuna identità è più certa, mentre è certo che ci siamo abituati a evitare la sofferenza, per ideologia prima ancora che per convenienza. Lo stato sfrenatamente consumistico di civiltà in cui viviamo è una riproduzione planetaria di bisogni primari. Ma quel ricevere ripetutamente il seno senza dover ricambiare è indispensabile nella prima crescita. … questo nostro volere subito ogni comodità e allontanare ogni dolore da adolescenti e da adulti, ci mantiene invece lattanti psichici: non iniziati a quell’alternarsi di dare e ricevere che è la condizione per diventare esseri morali (Zoja, 2000, p. 261).
Nella situazione attuale ci troviamo in assenza dell’attivazione dell’immaginario archetipico del padre, con ciò che ne consegue per la responsabilità, non solo a livello sociale, ma anche a livello psichico. A livello sociale e di civiltà le conseguenze sono enormi e porteranno ad una mutazione dell’occidente, ma non è questa la sede per approfondire l’argomento. Mentre è questa la sede per esaminare le conseguenze psichiche. È come se l’individuo di oggi fosse un Olimpo senza Zeus. La psiche non ha il suo ordinatore e coordinatore. Qualsiasi evento può occupare l’Olimpo senza il suo responsabile. Prevale l’inflazione di qualsiasi processo psichico appartenente al processo primario: soddisfacimento immediato del piacere. Senza riflessione e\o mediazione di altri immaginari. Anzi, a volte, il soddisfacimento viene direttamente agito. L’assenza della responsabilità provoca l’assolutismo del bisogno immediato da soddisfare che non si sente responsabile verso gli altri processi psichici che vengono inflazionati. Come nelle monarchie assolute il sovrano non deve rispondere a chicchessia. Nelle democrazie i governanti rendono conto delle proprie responsabilità al parlamento e al popolo.
Altro punto che ci interessa è la psicoterapia. La prima conseguenza del soddisfacimento di un piacere in assenza di responsabilità è la ricerca immediata del soddisfacimento della fuga dal sintomo, inteso come malattia. Il sintomo richiede soddisfacimento di esigenze psichiche, invece viene subito sentito come qualcosa da cui difendersi perché malattia. Da cui il dilagare di psicoterapie brevi e farmacologiche. Tutta la società sembrerebbe intrisa di un archetipo materno: la felicità, la salute, la salvezza sono a portata di mano; c’è sempre pronto il buon seno soccorritore e allora tutto sembra essere scontato e dovuto; si vuole tutto e subito; ci si comporta da bambini prepotenti, capricciosi, e incapaci di assumersi il rischio delle proprie decisioni e azioni; ci si sente in diritto di non essere mai puniti, di non dover mai rispondere di nulla di fronte a una società alla quale non siamo stati iniziati come adulti da un padre che rompa la simbiosi primaria; ma quella stessa società è immaginata come madre sempre pronta a proteggere e giustificare il suo bambino. Tutta l’educazione è ormai impostata in chiave maternalistica; ma questa madre culla troppo a lungo e il suo bambino rimane dipendente e incapace di crescere; non avviene quello che si verifica nel mondo animale come l’uomo greco aveva ritualizzato con la madre stessa ad adempiere al ruolo di Ade violentatore che strappa la fanciulla Kore dalla sua simbiosi con la madre Demetra, costringendola e, nello stesso tempo, permettendole di diventare donna.
Quello che è avvenuto e sta avvenendo nella nostra società è una sorta di involuzione. Il padre è stato maternizzato. Il processo è favorito da sensi di colpa che la cultura moderna e il femminismo stanno portando a galla: un padre sdolcinato, solo positivo può esimersi dall’ingrato ruolo successivo di educatore-castratore. Questo sul piano individuale; a livello macroscopico è successo che è stato tolto ai padri e ai loro sostituti maschili, sacerdoti e padri spirituali, il monopolio di socializzatori e iniziatori, senza però attribuirlo alle madri. La responsabilità è stata eliminata del tutto.
Cremerius, citato da Zoja, faceva osservare che la maternizzazione investe anche la psicoterapia. Quando in Germania si cominciarono a recepire Winnicott, Mahler, e soprattutto Kohut, molti colleghi mutarono – anche improvvisamente – la loro tecnica di lavoro, nel senso che mostravano di voler essere una buona, servizievole madre preedipica. … Fin dalla prima seduta proponevano un mondo fantastico madre-bambino come terreno di comunicazione, e non notavano come con l’atteggiamento, il discorso, la scelta di vocaboli e immagini, con tutta una serie di segnali invitavano il paziente alla regressione su questo piano. Nei casi in cui i pazienti portavano in supervisione un registratore e mi facevano ascoltare parte delle sedute , il cambiamento era ancora più chiaro da cogliere. Dopo aver rinnovato i concetti, cambiava anche il tono della voce … Avevo spesso l’impressione che mutassero le loro forme in quelle di una madre (Cremerius, in Zoja, 200, p. 257, nota 52).

Bibliografia
Baumer, F. (1993), La Grande Madre, Genova, ECIG,1995.
Freud, S. (1932), Introduzione alla psicoanalisi, nuova serie, in Opere V. 11, Torino, Boringhieri, 1979.
Jung, C. G. (1944), Psicologia e Alchimia, Torino, Boringhieri, 1981
Lacan, J. (1996), Funzione della psicoanalisi in criminologia, Scritti, Torino, Einaudi, 1974, 2002.
Zoja, Il gesto di Ettore, Boringhieri, Torino, 2000.

 

4 risposte a "Responsabilità. L’assenza dell’immagine paterna."

  1. claudiagabrieladiac 17 agosto 2017 / 22:42

    “Il bambino senza padre rimane anche senza identità e senza onore. Poiché padre e società sono una cosa sola, senza padre si cade fuori dalla società, fuori dal rispetto, nel nulla…”

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    • Redazione 18 agosto 2017 / 10:48

      Vorrei capire meglio in che senso, secondo te, il bambino senza padre rimane senza onore.

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      • claudiagabrieladiac 18 agosto 2017 / 11:10

        Un bambino vuoto, un bambino morto, un bambino nato morto come il caso di Flaubert, un bambino che non è degno nè di vita e neanche di morte, un bambino che può darsi alla morte solamente con l’immaginazione. Un bambino senza il padre simbolico, senza il riconoscimento, che anzitutto riconoscimento della singolarità dell’esistenza, è riconsocimento della potenza del desiderio, del desiderio della vita del proprio figlio. Senza padre, il padre simbolico, si è cadaveri ambulanti che cercano di aggrapparsi alla vita, ad una vita che sfugge sempre di mano, ad una vita che non è mai abbastanza amata, ad una vita che… è vita?

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  2. Redazione 18 agosto 2017 / 14:22

    Sì, in questo senso oggi i bambini vuoti sono davvero tanti, dato che ci sono tanti padri finti. Diventano poi giovani adulti che per sopravvivere devono continuamente ricorrere a qualcuno o qualcosa che svolga funzioni di riempimento materno.

    Claudio Merini

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