La donna dei colori parlanti

intervista  con Paola Volpe

di Salvatore Agresta

immagine Volpe

Pescara centro. Un incrocio di piccole vie, molto suggestivo a quest’ora dalla sera. Ci sono lavori in corso, stanno chiudendo al traffico un’intera strada, abbelliscono. Suggestionato da recenti letture con Parigi come ambientazione, fantastico di essere nei dintorni di Les Halles, con quei riflessi di luce giallo-verdastri.   Magari, socchiudendo gli occhi un passante incrociato diventa Maigret.
Paola Volpe mi accoglie con un calore che andrà crescendo nel corso dell’intervista. Forse mi studia, d’altronde lo fa di mestiere.
Clic.
Sono romana, di origine e di formazione universitaria. Questa origine ce l’ho sempre nella testa. Per me l’esperienza romana e Roma stessa è stata sentita.
Come ti sei trovata in Abruzzo, voglio dire, considerando le differenze tra l’ambiente romano e quello abruzzese?
Mi sono perfettamente adattata, ma devo subito dire che siamo slegati tra psicologi, e anche con medici e psichiatri non c’è un gran dialogo. Peccato. Altrove non c’è un tale divario, e questo mi dispiace, sento il bisogno di maggior collaborazione. Quando poi sei a contatto con psichiatri con una cultura fortemente organicista…
Meglio la dipendenza dal terapeuta che dal farmaco…
Non sono d’accordo. Una terapia che funzioni porta allo scioglimento delle dipendenze.
Qual è la tua formazione?
La mia prima formazioni è scientifica. Sono biologa, ma con la psicologia mi sono sentita aperta a tutto… Mi rammarico di non aver studiato la storia… nella storia possiamo trovare la battaglia dell’intera umanità. Nella storia troviamo tutto quello che riguarda la psiche, vi possiamo trovare risposte a determinate esigenze.
Come psicologi, in effetti tendiamo a focalizzarci di più sulla storia contemporanea…
Certo, dobbiamo avere un’idea del clima generale, ma è importante compararlo con il passato… Non possiamo fare a meno di considerare che la nostra attuale società è in crisi, e la storia mostra che in periodi di crisi sociali accadono determinati fenomeni, le persone sviluppano comportamenti abnormi. Ebbene, oggi assistiamo a comportamenti individuali abnormi, e se fossimo pienamente coscienti potremmo agire con una programmazione adeguata di prevenzione.
Vuoi dire che non c’è un’adeguata consapevolezza?
Non abbastanza. Si fa un gran parlare, ma alla resa dei conti non c’è una efficace azione preventiva. Io credo moltissimo nella prevenzione, anche quando mi viene chiesto un intervento individuale, e quindi devo agire sul singolo. Allo stesso modo, quando invece vengo chiamata ad intervenire in un gruppo, più o meno allargato, non perdo mai di vista il singolo individuo. Il gruppo serve alla crescita del singolo individuo. Oggi tutto quello che accade nella società non è mai per il singolo individuo. Ogni singolo individuo subisce delle pressioni sociali, a livello politico, commerciale, di organizzazione sanitaria, di organizzazione scolastica, di organizzazione medico-psicologica.
Stai dicendo che manca una strategia di intervento, una prevenzione a largo raggio, magari gestita dai servizi pubblici…
Certo, dovremmo arrivare ad una migliore assistenza psicologica pubblica, più mirata e specialistica. Qualsiasi intervento non dovrebbe mai perdere di vista i ritmi evolutivi della singola persona. Il senso dell’identità, il poter essere se stessi garantisce una sicurezza. Con un’identità forte si sopportano i problemi, ma ho l’impressione che la società destrutturi il senso dell’identità individuale.
In che modo, dal tuo punto di vista?
I ritmi accelerati non si accordano con i tempi della nostra psiche a meno di avere un’identità forte. L’identità è il punto centrale, di questo sono sicura, e tutta la mia formazione va in questa direzione. Sono biologa, mi occupo di sessuologia, come psicoterapeuta amo decisamente il profondo, per quanto mi piace pensarmi eclettica.
Quindi, la tua base psicoterapeutica è junghiana…
La mia teoria di base è junghiana, ma il mio allargamento delle conoscenze è dato dalla sessuologia. Quando parli di identità, intendi l’identità sessuale?
L’identità di persona, che poi è anche l’identità sessuale. A volte gli individui, pur di affermare se stessi e la propria identità, usano la sessualità come strumento, e possono usarla anche in maniera molto violenta. Mi sono sempre chiesta, fin da ragazzina, il perché delle violenze sessuali, del sesso abusato… mi chiedevo perché una cosa così bella doveva essere deturpata con ricerche di performance sessuali così variegate…
Perché?
Sono giunta alla conclusione che si tratta sempre una ricerca di identità, dell’affermazione del proprio potere fallico.
Anche nella donna?
Certamente, anche la donna afferma il proprio potere fallico attraverso un certo uso della propria sessualità, quando ha determinati tipi di comportamenti sessuali. La donna fa un esercizio del potere fallico per poter affermarsi, poter essere se stessa, poter essere, in ogni modo.
Sento che hai le idee molto forti e chiare a proposito…
Nei congressi mondiali di sessuologia, cui partecipo ahimè senza avere tutte le agevolazioni e sovvenzioni delle case farmaceutiche, di cui invece usufruiscono medici, psichiatri o andrologi o ginecologi…
Mi sembri molto stizzita, in proposito…
Ma certo! Io investo personalmente per partecipare a questi congressi, ma quando vedo i suddetti medici che, magari, puntano più alle gambe delle convegniste che ai temi trattati, verso i quali poi non manifestano interesse… ma lasciamo perdere…
Torniamo alle idee chiare…
Dunque, in questi congressi apprendo che i dati parlano di un aumento generalizzato delle perversioni, delle violenze sessuali, degli abusi. Qualche anno fa, una statistica del Telefono Azzurro mostrava che l’Abruzzo aveva il primato nazionale degli abusi sessuali in famiglia. Ecco, di questa cosa ho l’impressione che non si voglia prendere adeguata coscienza. Non si fa un’adeguata prevenzione. L’abuso vive nel silenzio, e finché c’è silenzio determinati comportamenti si perpetuano, le strutture educative non si preoccupano, non prendono in considerazione la realtà…
In genere, una risposta a questo argomento è che tali sono fenomeni che sono sempre esistiti…
E allora? Se anche fossero sempre esistiti, dobbiamo considerare che almeno le forme dell’abuso di una società evoluta sono diverse da quelle di una volta. Prendiamo atto almeno di questo.
Oltre alle informazioni e ai dati pubblicati, verifichi questo stato di cose – la realtà degli abusi sessuali, intendo – anche nel tuo lavoro clinico?
In psicoterapia, raccolgo situazioni di abuso che non vengono mai, o molto raramente, denunciate. Non se ne parla perché la gente preferisce stare in silenzio. Gli abusi sono notoriamente perpetrati da famigliari stretti, fratelli, zii, genitori. Ma sempre più spessi all’interno delle famiglie si affacciano nuove figure, per esempio i conviventi della madre. Padri sostitutivi, che si prendono certe libertà. Si parla di questo solo quando accadono episodi di cronaca.
Poco fa accennavamo alla carenza delle strutture pubbliche…
La mia accusa è che le strutture educative non si fanno carico di questa realtà. Abbiamo un’elevata dispersione scolastica, un eccesso di depressione nei giovani. I maschi sono facilmente disfunzionali già ai diciotto anni. Quella che nasce come una banale eiaculazione precoce, qualche anno dopo, a poco più di venti anni, diventa un disturbo erettivo con incapacità penetratoria.
E qui c’è di mezzo il senso di identità di persona, altro che banali stati d’ansia da prestazione…
Bisogna andare a guardare l’identità di persona, vedere il significato profondo delle cose. Molti, purtroppo anche psicologi, confondono le cause con gli effetti. Si dice: “Sta male perché non riesce a far sesso”… beh, capovolgiamo, “non riesce a far sesso perché sta male”. Non scopriamo certo oggi che quel che guida gli umani è una spinta al piacere, il desiderio del paradiso, di una condizione di benessere e di felicità… questioni di ordine filosofico. In ogni modo, la sessualità, vissuta primariamente nel corpo, dovrebbe tornare all’intero corpo, ma oltre la genitalità. E se non c’è una buona evoluzione, si fa un semplice uso, o peggio abuso, del proprio corpo sessuato.
C’è troppa mente nella psicologia?
Bisogna ritornare al corpo come unità mente-corpo. Io qui in terapia quando posso introduco sempre queste cose, con l’obiettivo di alleggerire la pesantezza… la psicoterapia spinge ad un percorso evolutivo che nella mia ottica contrappone la leggerezza alla pesantezza… far emergere tutta la gravitas, per poi scoprire la levitas.
Riguardo all’abuso del corpo, sto pensando al fenomeno delle dipendenze, di qualunque genere. O anche a fenomeni di autoaggressione fisica…
L’anno scorso, mi sono ritrovata tre pazienti con forme di automutilazione… tre donne a portare un martirio corporeo che, però, per loro era una liberazione… ogni volta che si tagliavano e vedevano il sangue, questo rappresentava una sorta di scarica di una tensione interna. In tutti e tre i casi, le tre donne avevano una madre simbioticamente attaccata al marito. Tutte e tre, non hanno mai potuto ricevere l’empatia materna… è mancata la costruzione di un nucleo centrale femminile solido, con confusione dell’identità di persona. Tutte e tre queste donne ricorrevano alla sessualità con estrema facilità, stando bene in rapporti occasionali dei più variegati, con uomini o donne, con ragazzini, con anziani, purché fosse, allo stesso modo di un bimbo che non guarda in faccia nessuno. Una cosa o l’altra, purché ci sia una compenetrazione che in qualche modo appaghi la corporeità, altrimenti ci si sente una nullità. Queste tre donne, mai guardate dalla madre, mai guardate con l’occhio empatico, tutte con un modello di coppia genitoriale ipersessuata. Una delle tre ha avuto la madre che si è suicidata. Un’altra ha avuto la madre che, rimasta vedova, è diventata carnefice della figlia.
L’eterno desiderio di un corpo che chiede affetto.
Qualunque forma di violenza è l’appagamento di un bisogno molto personalizzato, ma non è di natura evolutiva. Non c’è neanche la ricerca di condivisione, è solo l’affermazione di se stessi. Vedi quanto è importante che un genitore sia adeguatamente informato degli effetti dei propri comportamenti sullo sviluppo del figlio, che diventi consapevole di come sviluppo psicosessuale e sviluppo dell’identità siano collegati. IL genitore deve comprendere che un’identità pienamente evoluta è ciò che permette al ragazzo di proiettarsi nella vita con una capacità di starci, di vivere la vita senza paure…
La paura di vivere mi sembra un’immagine fenomenologicamente utile per capire le conseguenze concrete di un’identità non pienamente evoluta…
Ricordo quando, ai primi studi di psicologia, incontrai la definizione attacchi di panico… non l’avevo mai sentita… poi ha saputo che questi attacchi di panico sono una condizione del tutto anomala, tipica degli ultimi venti o trent’ anni… tutti quelli che vengono nel mio studio soffrono di attacchi di panico… Ebbene, io ricollego questa realtà alla paura generalizzata, alle ansie che la società stessa inculca ai giovani. I genitori non educano i figli ad una naturalezza dell’esistenza… non fare, non toccare, non muoverti… tutto questo, non può che alimentare l’insicurezza…
Da qui, l’importanza decisiva de una corretta informazione…
Parlarne, dire le cose, permette di tenerne conto. Se i genitori non sono informati, come fanno a cambiare i loro comportamenti? La scuola non permette che si faccia un adeguato lavoro di informazione… è molto difficile… Ma la maggior parte dei giovani non sono liberi. Se progettano qualcosa, lo fanno in gruppo. Traggono sicurezza dal gruppo. C’è una multifattorialità, ma bisognerebbe agire sul sociale parlando di cose che non vengono mai alla luce. Per esempio, il fatto che studi biologici affermino che esiste una percentuale fisiologica di omosessualità nella popolazione, quantificata al 4%. Cose di cui non si parla. Una volta, feci questa affermazione durante un seminario sulla violenza sessuale, in una sede universitaria. Avevo davanti una vasta platea, per cui dissi che potevo mettere la mano sul fuoco che su una platea di più di cento persone, certamente c’erano almeno quattro omosessuali. Bene, dopo un po’ mi telefono una persona, un giovane…
Fammi indovinare… uno dei quattro…
Si. Aveva in qualche modo percepito la mia accettazione, e voleva parlare con me della sua diversità…
Questa percentuale, quella del 4%, sembra in aumento, stando a quanto si dice…
Oggi, c’è da aspettarsi che quella percentuale fisiologica si aggiri al 20%… tutto questo, ha a che fare con l’identità. Alla base, c’è un disturbo dell’identità dell’individuo. Non possiamo giustificare geneticamente l’omosessualità, se non altro perché, non riproducendosi tra loro, non avrebbe modo di progredire nel tempo. Bisogna invece parlarne, superare la vergogna, il senso di colpa, il senso di discriminazione…

Il nastro dell’intervista è terminato. Tante altre cose sono emerse, di cui conservo memoria… L’ipnosi, che Paola pratica e cui dà una valenza anche educativa, nel senso che la persona che vi si sottopone vive direttamente la propria relazione mente-corpo… Certi approfondimenti di natura biologica, con cui Paola ha ulteriormente avvalorato le proprie affermazioni.
I limiti – di spazio, di tempo, di parole, miei – non consentono di rendere appieno le sfumature. La passione per il canto gregoriano, la vitalità dello sguardo.
Il tono di voce di Paola, delicato e un po’ afono all’inizio, si addolcisce verso la fine, per poi diventare avvolgente nella lettura di alcune poesie.
Scopro con curiosità che Paola è autrice di queste poesie… mi regala una copia di un libro sottile, un bianco latteo incornicia un rosso caldo. Al centro del rosso, due labbra carnose, perfette. È la copertina di una raccolta di poesie erotiche… Mentre Paola recita, sono inondato da parole colorate, poi sfoglio le pagine e vedo colori parlanti Il libro s’intitola Afrodisiaco Pane, poesie e immagini. Le immagini sono di Mandra Cerrone. L’editore è Di Renzo, di Roma. L’anno di pubblicazione, il 2002.
Ci salutiamo.
Per strada, non incontro nessuno. Maigret ha terminato il suo pedinamento.
Les Halles, a quest’ora della tarda serata, sembra davvero Les Halles.

Cammini
tra i meandri del cuore
ed entri in labirinti fioriti.
Si aprono
boccioli
mai schiusi
al suono delle tue parole,
recitando i segreti dell’anima.

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