I traumi dell’infanzia sotto le bombe: Gaza, Ucraina e Russia. Il setting psicologico e le pratiche comunicative improntate sull’interscambio e la reciprocità come strumenti per sopravvivere

di Laura Tussi

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Traumi dell’infanzia nei contesti di guerra e reciprocità psicopedagogica come modello di intervento

I conflitti armati rappresentano uno dei contesti più devastanti per lo sviluppo infantile. I bambini che crescono in situazioni di guerra sono esposti a esperienze traumatiche che incidono profondamente sul loro equilibrio emotivo, cognitivo e relazionale quindi psicologico. In tali contesti, l’intervento educativo e psicopedagogico assume un ruolo fondamentale non solo come supporto emergenziale, ma come spazio di ricostruzione del senso, dell’identità e delle relazioni. Il presente saggio analizza l’impatto dei traumi infantili causati dalla guerra e propone la reciprocità psicopedagogica come modello di aiuto capace di valorizzare il bambino come soggetto attivo del proprio percorso di resilienza.

Il trauma infantile nei contesti di guerra e la reciprocità psicologica come mezzo corroborante contro il dolore.

Il trauma psicologico nell’infanzia può essere definito come un’esperienza che eccede la capacità del bambino di elaborare cognitivamente ed emotivamente quanto accaduto. Nei contesti di guerra, tale condizione diventa strutturale e prolungata. Bombardamenti, perdita di familiari, violenze, migrazioni forzate e instabilità quotidiana compromettono i principali bisogni evolutivi: sicurezza, continuità, relazione e prevedibilità.

Numerosi studi evidenziano come i bambini esposti a conflitti armati presentino un rischio elevato di sviluppare disturbi post-traumatici da stress, ansia cronica, depressione, disturbi del comportamento e difficoltà di apprendimento. Tuttavia, il trauma infantile non si manifesta esclusivamente in forma patologica: spesso emerge attraverso il silenzio, il gioco ripetitivo, la regressione o la difficoltà a costruire legami di fiducia. In questo senso, il trauma non riguarda solo l’evento vissuto, ma la frattura del rapporto con il mondo e con gli altri.

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